
La Caféothèque di Parigi: siamo entrate per un caffè e abbiamo scoperto un piccolo mondo
A volte, quando si gira per Parigi, le scoperte più belle arrivano senza averle cercate. Nessuna lista di posti da visitare, nessun itinerario preparato in anticipo, nessuna tappa segnata sulla cartina. Soltanto la voglia di passeggiare, guardarsi intorno e lasciarsi sorprendere da quello che la città ha da offrire.
È quello che è successo durante una passeggiata parigina con una mia amica.
Eravamo in giro per la città, immerse in quelle strade che non smettono mai di regalare qualcosa da osservare, quando a un certo punto lei mi ha chiesto: «Ti va un caffè?».
La mia risposta è stata piuttosto scontata: «Sì, prendiamocelo!».
Del resto, davanti alla proposta di una pausa caffè, soprattutto quando si è in giro da un po’, è difficile dire di no. Così abbiamo cercato un posto dove fermarci e siamo entrate alla La Caféothèque, senza sapere che dietro quella semplice sosta si nascondeva una storia interessante.
Non era una tappa programmata. Non avevo letto articoli su quel locale prima di andarci e non l’avevo inserito in una lista di indirizzi da provare. Ci siamo semplicemente ritrovate lì, seguendo il caso. E forse è proprio questo il bello.
La Caféothèque, molto più di un semplice caffè
La Caféothèque si trova al numero 52 di rue de l’Hôtel-de-Ville, nel quarto arrondissement di Parigi, a pochi passi dalla Senna e dall’Île Saint-Louis. Siamo in una zona splendida della capitale francese, dove basta allontanarsi per qualche minuto dalle vie più frequentate per imbattersi in angoli che meritano una sosta.
Il locale ha aperto nel 2005 ed è stato fondato da Gloria Montenegro, originaria del Guatemala, con un’idea ben precisa: far conoscere il caffè come si fa con il vino, dando importanza alla sua provenienza, alle caratteristiche del territorio e alle differenze che rendono ogni varietà unica.
Un concetto che ha anche un nome particolare: caféologie, ovvero lo studio e la degustazione del caffè attraverso le sue caratteristiche visive, olfattive e gustative.
Detta così, potrebbe sembrare una cosa riservata soltanto ai grandi intenditori. In realtà, è un modo diverso di avvicinarsi a una bevanda che accompagna le nostre giornate quasi senza che ce ne rendiamo conto.
Perché diciamolo: per molti di noi il caffè è soprattutto un rito. La tazzina al mattino, quella dopo pranzo, la pausa con un’amica, il momento in cui ci si siede cinque minuti per riprendere fiato. Raramente ci soffermiamo davvero a pensare da dove arrivino quei chicchi e a quanta strada abbiano percorso prima di finire nella nostra tazza.
Alla Caféothèque, invece, tutto ruota proprio intorno a questo mondo.
Sacchi di juta, chicchi e profumo di caffè
La prima cosa che colpisce, entrando, è l’atmosfera.
Dimenticate per un momento l’idea del classico bar parigino, con i tavolini sul marciapiede e il bancone dove fermarsi giusto il tempo di ordinare un espresso. Qui il caffè è il protagonista assoluto e lo si capisce anche soltanto guardandosi intorno.
I sacchi di juta accatastati sugli scaffali, le confezioni, i contenitori pieni di chicchi provenienti da diverse parti del mondo e le attrezzature utilizzate per lavorarli raccontano una storia fatta di viaggi, coltivazioni e tradizioni.
I sacchi che abbiamo visto riportavano nomi di Paesi e località produttrici, dal Guatemala alla Colombia. Non erano semplici elementi decorativi messi lì per creare un ambiente particolare: rappresentavano proprio l’essenza del locale, il legame con i territori dai quali arriva il caffè.
Mi sono soffermata a guardare questi dettagli perché, in un certo senso, sembrava di fare un piccolo viaggio senza uscire da Parigi.
Ogni origine ha le sue caratteristiche, ogni raccolto porta con sé condizioni climatiche, terreni e metodi di lavorazione differenti. Ed è proprio questa varietà che La Caféothèque vuole far conoscere ai suoi visitatori.
La selezione comprende caffè provenienti da diverse aree del mondo, scelti per le loro caratteristiche e lavorati attraverso una torrefazione artigianale effettuata sul posto.
E mentre osservavo tutto questo, pensavo a quanto possa essere interessante scoprire un luogo senza sapere in anticipo che cosa ci aspetta.
Noi eravamo entrate per bere un caffè. Tutto il resto è arrivato dopo, semplicemente guardandoci intorno.
Un locale dove anche il caffè racconta una storia
Una delle particolarità della Caféothèque è proprio il modo in cui considera il caffè: non soltanto una bevanda, ma un prodotto con una propria identità.
La filosofia della fondatrice è quella di avvicinarsi alla degustazione del caffè con un’attenzione simile a quella riservata al vino. Si osservano le caratteristiche dei chicchi, si valutano gli aromi e si cercano le sfumature che distinguono una provenienza dall’altra.
Per questo motivo il locale non è soltanto una caffetteria, ma anche uno spazio dedicato alla formazione e alla cultura del caffè. Qui si organizzano degustazioni e corsi per chi desidera approfondire questo mondo, sia per curiosità personale sia per ragioni professionali.
La Caféothèque ha contribuito a diffondere a Parigi una cultura del caffè di specialità quando questo approccio era ancora poco conosciuto in Francia.
E pensare che tutto è cominciato da un’idea: dare valore all’origine del prodotto e permettere alle persone di scoprirne le differenze.
Oggi siamo abituati a trovare caffetterie specializzate in moltissime città, ma realtà come questa hanno contribuito a costruire quella cultura che porta sempre più persone a interessarsi alla qualità dei chicchi, alla tostatura e ai metodi di preparazione.
Anche l’ambiente ha il suo carattere
Un altro aspetto che mi ha colpita è l’arredamento.
Nelle fotografie che ho scattato si vedono tavoli e sedie di legno, mobili dall’aspetto vissuto, pareti decorate con opere d’arte e spazi che sembrano avere ciascuno una propria personalità.
Non è un ambiente tutto uguale, costruito per apparire perfetto in ogni angolo. Ha un carattere particolare, fatto di materiali, oggetti e dettagli che contribuiscono a renderlo riconoscibile.
Le opere alle pareti aggiungono un tocco creativo e ricordano che questo locale si trova in una zona di Parigi strettamente legata al mondo dell’arte. La Caféothèque, infatti, ospita anche iniziative culturali ed esposizioni, mantenendo vivo il dialogo tra il caffè e la creatività.
Mi è piaciuto questo incontro tra mondi diversi: da una parte i sacchi provenienti dai Paesi produttori, dall’altra i quadri, i mobili e gli oggetti che rendono lo spazio così particolare.
Tutto contribuisce a creare un’atmosfera che invita a fermarsi e a osservare.
E poi ci sono le piccole cose, quelle che magari non finiscono nelle descrizioni ufficiali ma che fanno parte dell’esperienza: il legno consumato dei tavoli, i contenitori allineati sugli scaffali, le attrezzature da lavoro lasciate in vista.
Sono dettagli che raccontano un luogo vissuto, dove il caffè non è soltanto qualcosa da servire, ma il motivo per cui tutto il resto esiste.
Quando una passeggiata diventa una scoperta
La cosa curiosa è che, se la mia amica non mi avesse proposto quella pausa, probabilmente quel giorno non sarei entrata alla Caféothèque.
Avremmo continuato a passeggiare per Parigi, magari fermandoci in un altro locale, e quella caffetteria sarebbe rimasta semplicemente uno dei tanti indirizzi della città.
Invece, grazie a una domanda del tutto normale, ci siamo ritrovate in un posto con una storia da raccontare.
È anche questo che mi piace dei viaggi, e di Parigi in particolare. Non soltanto i monumenti più famosi, le attrazioni che tutti conoscono o i luoghi che compaiono in ogni guida, ma anche le soste improvvisate, quelle che non avevi previsto e che finiscono per regalarti qualcosa di diverso.
Non sempre serve organizzare ogni momento della giornata. A volte basta camminare, avere qualcuno con cui condividere una passeggiata e lasciarsi incuriosire da ciò che si incontra.
La Caféothèque, per me, è stata proprio questo: una scoperta nata per caso, durante una semplice pausa caffè con un’amica.
E forse è questo il modo migliore per raccontarla. Non come una tappa che avevo programmato di visitare a tutti i costi, ma come uno di quei posti in cui finisci quasi per caso e dal quale esci con qualcosa in più rispetto a quello che cercavi quando sei entrata.
Perché quel giorno cercavamo soltanto un caffè.
E invece, almeno per qualche minuto, abbiamo viaggiato anche attraverso i suoi profumi, le sue origini e la sua storia.
La Caféothèque
📍 52 rue de l’Hôtel-de-Ville, 75004 Parigi
☕ Una caffetteria specializzata in caffè di origine, con torrefazione artigianale, degustazioni e attività formative.
🌐 Sito ufficiale: https://lacafeotheque.com/
Se vi trovate a passeggiare in questa zona di Parigi e avete voglia di una pausa diversa dal solito, potrebbe essere un indirizzo da segnare. Anche perché, come è successo a noi, non tutte le belle scoperte devono necessariamente essere programmate.
