
Da quando mi sono trasferita in Francia ho iniziato a fare una quantità di cose completamente da sola e, ripensandoci oggi, mi rendo conto che fino a qualche anno fa non avrei mai immaginato di scrivere un articolo del genere, perché l’idea stessa di sedermi a prendere un caffè senza nessuno, entrare in un ristorante da sola o affrontare una giornata intera senza una persona accanto mi avrebbe probabilmente messo a disagio, mentre oggi rappresenta una delle più grandi conquiste della mia vita.
Prendo un caffè da sola, vado a pranzo da sola, passeggio per Disneyland Paris da sola, faccio le attrazioni da sola, mi metto in fila per fare una foto con un personaggio Disney da sola e, soprattutto, comunico ogni giorno in una lingua che non è la mia. No, non pensate che sia già diventata bravissima in francese perché non è ancora così… per il momento sopravvivo in inglese, con qualche parola di francese qua e là e tanti sorrisi, che spesso riescono a colmare più di qualsiasi vocabolario.
Qualche giorno fa ho fatto un’altra piccola grande impresa personale: ho preso la RER completamente da sola e sono arrivata fino a Châtelet, una stazione che chi vive a Parigi descrive quasi come un gigantesco labirinto dal quale uscire vivi è già una vittoria. E invece sono riuscita a orientarmi, a trovare la coincidenza giusta, a non perdermi e, mentre camminavo in mezzo a migliaia di persone che andavano tutte di fretta, mi sono resa conto che quella paura che una volta mi avrebbe paralizzata non aveva più tutto quel potere su di me.
Non significa che adesso sia diventata improvvisamente invincibile.
Anzi.
Martedì scorso il “mostro” è tornato.
Chi mi segue da tempo sa perfettamente di cosa parlo. È quella sensazione che arriva senza chiedere permesso, che ti stringe il petto, ti fa credere di non essere più tu, ti convince che qualcosa stia per andare terribilmente storto anche quando razionalmente sai che non è così. Dopo tre anni pensavo di essermelo lasciato definitivamente alle spalle e rivederlo è stato uno shock, perché certe ferite, anche quando sembrano cicatrizzate, possono ricordarti all’improvviso che esistono ancora.
La differenza, però, rispetto al passato è enorme.
Non sono scappata.
Non mi sono chiusa in casa.
Non ho rinunciato a vivere.
Ho continuato a prendere il mio caffè, a uscire, a camminare, a salire sui mezzi pubblici, a fare quello che avevo deciso di fare e, passo dopo passo, ho capito che il coraggio non consiste nel non avere paura, ma nel continuare a vivere anche quando la paura prova a convincerti del contrario.
Forse il regalo più bello che questo trasferimento mi sta facendo non è una nuova casa, una nuova città o una nuova vita, ma qualcosa di molto più profondo: sto imparando a stare bene con la persona che mi accompagnerà per sempre, cioè me stessa.
Per tanti anni ho pensato che la solitudine fosse qualcosa da evitare, quasi una sconfitta, mentre oggi ho scoperto che esiste una differenza enorme tra sentirsi soli e scegliere di stare da soli. La prima condizione fa male, la seconda può diventare una forma incredibile di libertà, perché ti permette di ascoltarti davvero, di conoscerti e di accorgerti che, in fondo, sei molto più forte di quanto tu abbia mai creduto.
Non so se il “mostro” tornerà ancora, perché sarebbe presuntuoso pensare di poter controllare tutto, ma so una cosa con assoluta certezza: oggi non sono più la persona che ero qualche anno fa. Oggi mi fido di me stessa, so che posso cavarmela anche lontano da casa, in un Paese diverso, parlando una lingua che sto ancora imparando e affrontando situazioni che un tempo avrei evitato.
E forse la vittoria più grande non è riuscire ad attraversare una stazione complicata come Châtelet senza perdersi.
La vittoria più grande è aver finalmente trovato la strada per sentirmi a casa dentro me stessa.

Verissimo quello che racconti, io ho imparato con gli anni la libertà checti da poter fare certe cose da sola e non ne potrei più fare a meno! 😉
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Grazie ❤️
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