Perché sosteniamo gli sconosciuti e ignoriamo chi conosciamo? Una riflessione sul comportamento nei social

Prima di iniziare ci tengo a chiarire una cosa, perché ogni volta che si affrontano determinati argomenti c’è sempre qualcuno che interpreta una riflessione come una lamentela, quando in realtà sono due cose profondamente diverse. Chi mi segue da tempo sa che mi piace osservare le persone, analizzare certi comportamenti e cercare di comprenderne le dinamiche, perché la vita non è fatta soltanto di momenti felici da condividere sui social, ma anche di domande, di considerazioni e di quei piccoli dettagli che, proprio perché si ripetono nel tempo, finiscono per raccontare molto del nostro modo di relazionarci con gli altri.

Quella di oggi nasce da qualcosa che ho notato negli ultimi mesi e che, più lo osservo, più mi incuriosisce.

Sul mio profilo personale Facebook ho poco meno di settecento contatti. Potrebbero essere molti di più, perché nel corso degli anni ho ricevuto tantissime richieste di amicizia, ma ho sempre preferito selezionare le persone con cui condividere quello spazio. Non mi è mai interessato collezionare numeri, né allora né oggi, e probabilmente continuerò a fare così anche in futuro.

La cosa interessante è che molte di queste persone vedono praticamente tutto quello che pubblico. Ne ho avuto la conferma più volte quando vivevo ancora in Italia, perché mi capitava di incontrarle per strada e sentirmi raccontare episodi della mia vita che avevo condiviso giorni o addirittura settimane prima. Sapevano dove ero stata, cosa avevo fatto, quali esperienze avevo raccontato sul blog o sui social. Insomma, era evidente che mi seguissero con attenzione.

Eppure questa attenzione raramente si trasforma in un’interazione.

Non sto parlando di ricevere centinaia di like o decine di commenti, perché sarebbe un discorso superficiale. Mi riferisco a quel piccolo gesto di supporto che richiede pochi secondi ma che, per chi porta avanti un progetto personale, può fare davvero la differenza. Una condivisione, un commento, un’interazione spontanea che aiuti un contenuto a raggiungere più persone e che, perché no, possa contribuire anche alla crescita di un progetto che un domani potrebbe trasformarsi in un’opportunità lavorativa.

Da quando vivo in Francia questa riflessione è diventata ancora più evidente.

Ogni giorno pubblico fotografie, video, curiosità e informazioni su Disneyland Paris, raccontando ciò che vivo direttamente, condividendo esperienze reali e cercando di offrire contenuti che possano essere utili a chi sogna di visitare il parco o semplicemente ama il mondo Disney. Lo faccio con passione, dedicandoci tempo, energie e tantissime ore che spesso chi guarda un semplice post non immagina nemmeno.

Poi, quasi per caso, mi ritrovo a vedere alcuni dei miei contatti condividere gli stessi identici argomenti, ma pubblicati da creator che non conoscono nemmeno personalmente.

Ed è proprio questo il punto sul quale mi sono fermata a riflettere.

Perché tendiamo a dare più valore alle parole di uno sconosciuto rispetto a quelle di una persona che conosciamo?

Perché un contenuto pubblicato da qualcuno che vive dall’altra parte del mondo viene condiviso con entusiasmo, mentre lo stesso contenuto pubblicato da una persona che abbiamo avuto accanto per anni passa completamente inosservato?

Credo che dietro questo comportamento ci sia qualcosa di molto più profondo di un semplice algoritmo.

Ho la sensazione che spesso la vicinanza faccia perdere autorevolezza. Conoscere una persona nella vita di tutti i giorni porta inconsciamente a considerarla “una come tante”, quasi dimenticando il lavoro, la passione e l’impegno che ci sono dietro ogni progetto. Al contrario, chi è lontano, chi non incontreremo mai al supermercato o per strada, ci appare automaticamente più competente, più interessante, più degno di essere ascoltato.

È un meccanismo curioso, perché nella vita reale tendiamo a fidarci delle persone che conosciamo, mentre sui social sembra accadere esattamente il contrario.

Naturalmente esistono splendide eccezioni. Ci sono persone che condividono i miei articoli, commentano, partecipano alle discussioni e sostengono sinceramente il lavoro che porto avanti da anni. A loro va il mio grazie più sincero, perché dimostrano che supportare qualcuno non costa nulla e che, anzi, è uno dei modi più semplici per dimostrare stima.

Questa, però, non vuole essere una critica nei confronti di chi non lo fa, né tantomeno una richiesta di attenzione. È semplicemente una riflessione su un comportamento che vedo ripetersi continuamente, non solo nei miei confronti, ma anche osservando il percorso di tanti altri creator, blogger e professionisti che cercano di costruire qualcosa attraverso il proprio lavoro online.

Forse dovremmo imparare a sostenere un po’ di più le persone che conosciamo davvero, perché dietro ogni articolo, ogni fotografia, ogni video e ogni contenuto pubblicato ci sono tempo, studio, sacrifici e passione, indipendentemente dal numero di follower che compare sotto un profilo.

E magari, la prossima volta che vedremo un contenuto interessante pubblicato da qualcuno che conosciamo personalmente, invece di pensare che tanto lo farà qualcun altro, potremmo essere proprio noi a fare quel piccolo gesto di supporto che, sommato a tanti altri, può fare una differenza enorme.

Perché alla fine il successo di un progetto non nasce soltanto da chi ci scopre per caso, ma anche da chi sceglie di credere in noi quando ci conosce già.

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