Agosto in Italia: uffici pubblici paralizzati perché “la dipendente è in ferie” – un sistema da riformare

Succede ogni anno, puntuale come le zanzare e il grande esodo in autostrada. Arriva agosto e, insieme alle città vuote, arriva anche la paralisi della burocrazia italiana.
Vuoi richiedere un documento? Ti serve una certificazione? Una pratica urgente? Bene, preparati alla risposta standardizzata:
“Mi dispiace, la persona che se ne occupa è in ferie.”

Un intero ufficio, un intero servizio, un diritto del cittadino… tutto bloccato perché un singolo dipendente ha fatto la valigia. Ed è qui che scatta l’assurdo: non esiste un sostituto, non esiste un piano di continuità, non esiste niente. È come se l’Italia vivesse in costante modalità “se c’è Maria bene, se non c’è Maria pazienza”.


Non parlo per sentito dire: lo so per esperienza diretta.
Mia figlia Lucrezia aveva bisogno di due documenti da consegnare in Francia. Bene: in entrambi gli uffici la risposta è stata la stessa, parola per parola:
“La dipendente che se ne occupa è in ferie.”

Come se bastasse questa frase per giustificare il fatto che un cittadino debba restare fermo, impotente, ad aspettare.
E non finisce qui: in uno di questi due uffici avevano persino inviato la nostra mail di richiesta al dipartimento sbagliato. Se non fossimo andate di persona (e se io non avessi fatto la voce grossa) a quest’ora staremmo ancora ad aspettare.

Risultato? Alle 18:30 di quello stesso giorno, dopo aver sclerato, il documento è apparso “magicamente” nella casella mail di mia figlia.
È normale tutto questo, nel 2025?


In qualunque organizzazione moderna esistono meccanismi di backup. Nessuna azienda seria lascia che un processo fondamentale dipenda da una sola persona.
In Italia, invece, la pubblica amministrazione è ancora organizzata come un vecchio ufficio di provincia degli anni ’60, dove ogni scrivania custodisce il suo piccolo feudo.
La pratica X la fa solo “quella persona”. La firma Y la mette solo “quel dirigente”. La password del sistema la conosce solo “quel tecnico”.
Risultato: se uno va in ferie, l’intero castello cade.


Viviamo in un’epoca di intelligenza artificiale, di servizi online, di app per qualsiasi cosa. Ma quando si parla di PA italiana, scopri che l’unica intelligenza artificiale che funziona è quella del cittadino che cerca di inventarsi un modo per aggirare l’assurdità.

Il problema non sono le ferie (sacrosante e dovute) ma l’assenza totale di organizzazione e sostituibilità. È un sistema costruito sul nulla, che si regge su singoli individui invece che su processi.


Non parliamo solo di fastidi.
Un documento bloccato può significare ritardare un contratto di lavoro, perdere un’occasione economica, non poter partire per un viaggio, ecc.
In un paese normale, il cittadino ha diritti. In Italia, ad agosto, ha un’unica opzione: aspettare che “la persona giusta” rientri dalle ferie.


Cosa servirebbe davvero

Turnazione vera: gli uffici devono garantire i servizi anche in agosto, esattamente come ospedali, forze dell’ordine e trasporti.

Digitalizzazione reale: procedure online, trasparenti, accessibili da chiunque e non vincolate al singolo impiegato.

Sostituibilità delle competenze: ogni dipendente deve essere formato a coprire almeno un’altra mansione. È l’ABC della gestione del personale, ma in Italia sembra scienza nucleare.

Accountability: chi gestisce questi uffici deve rispondere del fatto che un cittadino rimanga senza servizio per settimane. Non è “normale amministrazione”, è inefficienza istituzionalizzata.



Il problema è culturale: in Italia si è abituati ad accettare la follia come normalità. “Eh, siamo ad agosto” diventa la giustificazione per tutto. Ma in un paese che si definisce moderno, la giustificazione dovrebbe essere l’opposto: “Siamo ad agosto, ma i servizi continuano a funzionare”.

Finché continueremo a ridere amaramente di fronte a questa assurdità, nulla cambierà.
E ogni anno, ad agosto, ci ritroveremo a scoprire che i nostri diritti sono in ferie insieme a chi dovrebbe garantirli.

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