San Giusto Taddeo: il santo delle cause perse (e la mia personale somiglianza con lui)

Se non avete mai sentito nominare San Giusto Taddeo, non preoccupatevi: non siete voi distratti, è che lui è un santo un po’ particolare. Non protegge i viaggiatori, non salva gli studenti durante gli esami e nemmeno gli automobilisti dal traffico del GRA.
No, San Giusto Taddeo è il patrono delle cause perse.

E ditemi se non sembra fatto apposta per me.

Perché va bene la fede, va bene la spiritualità, ma io in San Giusto ci vedo soprattutto un compagno di sventura. Uno che non ti giudica quando ti intestardisci dietro a situazioni che tutti gli altri già danno per finite. Uno che capisce la tua capacità di sperare contro ogni evidenza.


Vi faccio qualche esempio pratico (così ci capiamo subito):

Continuo a credere che “solo due minuti su Instagram” non diventino due ore.

Ogni volta ordino un cappuccino senza pensare che tanto la schiuma sarà sempre diversa da come la vorrei.

Mi ostino a cercare parcheggio in centro “vicino al locale”, come se fosse realistico e non una leggenda urbana.

E sì, continuo a discutere con chi dice che gli arrosticini si possano cucinare anche in padella 🙄.


Tutte battaglie che, razionalmente, non hanno speranza. Eppure io ci torno sempre. Perché? Perché, in fondo, mi ci diverto.


Ecco perché sento San Giusto Taddeo molto vicino: lui patrocina il fallimento nobile, quello che nasce da un cuore ingenuo e ostinato, non dalla cattiveria. Io, nel mio piccolo, lo imito.
Il corriere scrive “tra le 9 e le 12”? Io ci credo davvero, preparo il caffè e mi siedo ad aspettarlo, come se stessimo parlando di un orologio svizzero.
La connessione Wi-Fi cade nel bel mezzo di una call importante? Io non solo ci riprovo dieci volte, ma continuo a pensare che “forse alla prossima funziona”.

In queste situazioni, mi piace immaginare che San Giusto si sieda accanto a me, sospiri e dica: “Figlia mia, io ti capisco. Anche io ho a che fare con gente che pretende miracoli impossibili, almeno tu ci ridi sopra”.


Il bello delle cause perse, alla fine, è che diventano storie da raccontare. Quante volte, dopo essermi intestardita in imprese già destinate al flop, ho pensato: “Ok, almeno ci scrivo un post”.
E così, il fallimento diventa intrattenimento.
Che poi, se ci pensate, è un superpotere: trasformare la frustrazione in materiale comico. Non sarà un miracolo da santificare, ma quasi.


La morale (se proprio dobbiamo trovarne una) è che forse la vita ci dà santi come San Giusto Taddeo per ricordarci che non c’è nulla di male nell’ostinazione un po’ buffa. Che le cause perse non sempre sono tempo sprecato: a volte servono a insegnarci leggerezza, ironia e resilienza.

E se poi, nel frattempo, ci scappa una risata… beh, direi che è già un piccolo miracolo.

Perciò io continuerò a invocare San Giusto Taddeo nelle mie micro-tragedie quotidiane, dalle password dimenticate alle file infinite in posta.
E continuerò a pensare che, in fondo, essere la patrona non ufficiale delle cause perse della vita di tutti i giorni è un ruolo che mi calza a pennello.

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