
A Pescara, in pieno 2025, una donna non vedente scende dal treno con il suo cane guida e… il tassista le dice: “No signò, il cane non sale”.
Non uno scherzo, non una candid camera. È successo davvero.
Lei, Katia, che con quel cane ci vive, ci lavora, ci vede il mondo, si è ritrovata piantata lì, come se chiedere di essere portata a destinazione fosse un capriccio. E il cane? L’unico, tra tutti i presenti, a conoscere la legge meglio di certi umani.
Ora, in Italia esiste una legge chiara: il cane guida può salire ovunque, taxi compresi. Non è un’opzione, non è un favore. È un diritto.
Eppure basta un tassista che decide che la sua macchina vale più della dignità di una persona, e voilà: bentornati al Medioevo.
E qui viene il punto: ci si lamenta sempre che il turismo a Pescara non decolla mai.
Eh, ma come vuoi che decolli se il turista arriva, vive un’esperienza del genere e la prima cosa che pensa è: “Mai più”.
Non bastano mare e arrosticini se poi la città si presenta così: poco accogliente, poco inclusiva, poco pronta a gestire le persone, non solo i loro soldi.
Il turista, quello vero, non è la comparsa di un weekend: viaggia, racconta e soprattutto sceglie se tornare o cancellarti dalla mappa per sempre.
La parte migliore? Katia ha accettato le scuse dei sindaci, ha trovato affetto da tutti gli altri pescaresi.
Ma la verità è che un singolo gesto ignorante può rovinare l’immagine di un’intera città, e la civiltà non si misura dai selfie sul lungomare ma da come tratti chi ha più ostacoli di te nella vita quotidiana.
Io non so se ridere o piangere.
Anzi sì: rido amaramente.
Perché finché un cane guida conosce più diritti di un adulto patentato, Pescara potrà anche sognare voli low cost, ma il turista che subisce una figuraccia così viene una volta sola e poi non torna mai più.
