
Ultimamente i social mi sembravano tutti uguali: voci che urlano, notifiche come mosche impazzite sul vetro, l’algoritmo che decide cosa devo vedere, chi devo diventare, quanto valgo.
Mi stancava. Mi disorientava. Mi faceva sentire come se stessi parlando da una stanza insonorizzata: tanta fatica, nessun eco.
Poi ho aperto due finestre nuove.
Una si chiama Bluesky, l’altra Mastodon.
Due nomi che sembrano usciti da un libro di racconti.
E in effetti lì dentro c’è una storia diversa.
Bluesky è come un piccolo villaggio col cielo aperto.
Sembra vuoto, all’inizio, poi ti accorgi che è solo silenzioso.
Nessun algoritmo ti rincorre con i denti scoperti.
Ci sono le persone che scegli di seguire.
I loro pensieri, senza pubblicità in mezzo.
I loro progetti, non i trend.
E il tuo blog, se lo condividi, non si perde in mezzo a meme fotocopiati: si vede. Si legge. Viene ascoltato.
Mastodon è ancora più strano, più ruvido, più vero.
Un social decentralizzato, senza padroni, dove le community si costruiscono a mano, come si faceva con le case in pietra.
Ci metti un po’ a orientarti, è vero.
Ma quando lo fai, trovi lettori veri. Non follower a caso, non bot che ti seguono per farsi seguire.
Gente che legge davvero. Che risponde. Che partecipa.
Ogni volta che metto lì un post del blog, ho l’impressione che finisca in una cerchia più stretta, ma più attenta.
E questo mi basta. Anzi, mi nutre.
Da un punto di vista tecnico, funziona così:
Bluesky è basato su un protocollo aperto (AT Protocol), quindi non è solo un social, è un’idea di rete più libera, dove puoi anche scegliere filtri personalizzati, decidere che feed vedere.
È ancora in crescita, ma proprio per questo è fertile. C’è meno rumore. Più spazio per contenuti scritti, per il lungo formato, per i link esterni.
Perfetto per un blog che ha bisogno di respiro.
Mastodon usa invece il protocollo ActivityPub, ed è parte del cosiddetto Fediverso, una rete di piattaforme indipendenti ma collegate tra loro.
Sembra complicato ma in fondo è semplice: significa che non c’è un algoritmo centrale che decide la tua visibilità.
Se scrivi qualcosa di onesto, intenso, utile, verrà letto.
Non da tutti. Ma da chi importa.
Non c’è la fretta dei like, lì.
C’è il tempo della lettura.
C’è uno scambio che non somiglia a un’asta.
C’è la sensazione che la voce ritrovi il suo tono naturale, quello che non urla per farsi notare.
E allora sì, per il blog funzionano molto meglio.
Perché non si tratta più di promuoversi, ma di incontrarsi.
Io ci ho fatto spazio.
E a modo mio, ci ho messo casa.
Se anche tu scrivi, leggi o semplicemente hai bisogno di un luogo dove si respiri un po’ più piano… vieni a dare un’occhiata.
Mi trovi lì.
Con meno rumore e più parole.

Quando mi veniva permesso di pubblicizzare il mio blog su Facebook, facevo una marea di visualizzazioni. Poi ho cominciato a spammare i link dei miei post su quel social in maniera troppo martellante: di conseguenza Facebook ha deciso di contrassegnare il mio blog come spam. Questo significa che, se qualcuno pubblica su Facebook un link che rimanda al mio blog, il post o il commento che contiene quel link viene automaticamente oscurato. Da allora le mie visualizzazioni sono colate a picco. Prima di allora arrivavo facevo in media 500 visualizzazioni al giorno, adesso ne faccio 40.Adesso che Facebook mi ha cancellato dalla faccia della terra l’unico social su cui pubblicizzo il mio blog è Twitter. Tuttavia non ne ricavo granché in termini di visualizzazioni, perché è un social molto meno frequentato rispetto a Facebook (almeno in Italia, non so se è così anche nel resto del mondo). Alla luce di questo, ti ringrazio per avermi fatto scoprire dei nuovi modi per promuovere il mio blog.Hai perfettamente ragione quando scrivi che oggi il “lungo formato” (ovvero i post lunghi tipici dei blog) sta scomparendo, perché la gente preferisce i post stringatissimi tipici dei social. Su Twitter c’è il limite dei 280 caratteri, su Instagram scrivi soltanto una breve didascalia alla foto che pubblichi e la gente non legge neanche quella, perché su quel social è la foto ad essere protagonista, non il tuo commento ad essa. Facebook poi non ne parliamo: lì non c’è un limite di caratteri, ma se pubblichi un post che supera le 5 righe non ti legge nessuno. I post che vengono pubblicati nei blog sono molto più lunghi di 5 righe, ed ecco spiegato perché i blog sono in declino: perché la gente non è più abituata a leggere un testo relativamente lungo.Che i blog siano in declino me ne accorgo non tanto dal crollo delle mie visualizzazioni (che ha un’altra motivazione, ovvero il fatto che Facebook mi abbia bannato), quanto piuttosto dal crollo dei commenti. Fino a un anno fa, quando pubblicavo un post raggiungevo in scioltezza il mio obiettivo minimo, ovvero quello di raccogliere almeno 100 commenti (incluse le mie risposte); da un anno a questa parte raggiungere quell’obiettivo è diventata un’impresa titanica, perché su WordPress non è rimasto quasi più nessuno. Questo è molto frustrante per me: mi sento come un attore che si è impegnato tanto per uno spettacolo teatrale, e poi scopre di doversi esibire davanti a una platea vuota. Prima invece pubblicavo un post, e provavo una soddisfazione impagabile nel vedere che nel giro di pochissimo macinava un numero incredibile di visualizzazioni, Mi piace e commenti. Non sono un giocatore d’azzardo, ma penso che la mia esaltazione fosse simile a quella di chi vede fuoriuscire un fiume di monete da una slot machine. Quest’euforia non la proverò mai più, perché su WordPress siamo rimasti in quattro gatti, e quindi anche se pubblichi il post più bello del mondo non se lo filerà nessuno.Tuttavia, quei pochi che sono rimasti su WordPress pubblicano dei post veramente belli. Dedico mezz’ora al giorno alla lettura dei blog altrui, e quasi tutti i giorni mi imbatto in un post di altissima qualità. E’ soprattutto per non perdermi queste perle che ho deciso di rimanere su questa piattaforma, nonostante la frustrazione di cui ti parlavo prima.P.S.: In realtà tra tutti i post che ho scritto nell’ultimo anno ce n’è uno che dopo essere stato pubblicato è piaciuto tanto fin da subito e ha raccolto un numero notevole di visualizzazioni, Mi piace e commenti. Non so spiegarti il motivo, perché non mi sembra molto diverso dagli altri, né come qualità di scrittura né come argomento trattato (scrivo quasi sempre recensioni di libri, e quel post non fa eccezione). Il post a cui alludo è questo: https://wwayne.wordpress.com/2025/05/23/spero-di-farcela/. A tuo giudizio cosa può averlo fatto sfondare? E cosa ne pensi di tutte le altre mie considerazioni?
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Mi sono letta tutto. Parola per parola.
E ti dico grazie.
Perché dentro ogni riga c’è il peso e la bellezza di chi continua a scrivere anche quando sembra non serva più a niente.
Anche quando il palco si svuota e tu resti lì, con un monologo in mano e le luci che si spengono a metà frase.
Ti capisco. Davvero.
Anch’io ho vissuto quella sensazione: l’euforia dei numeri, il riflesso delle attenzioni, il cuore che corre quando premi “pubblica” e sai che qualcuno, da qualche parte, leggerà.
E poi, l’improvviso silenzio. L’algoritmo che chiude le tende. La tua voce che finisce in un angolo, come fosse spam.
È ingiusto, sì. Ma non è tutto.
Perché poi rimangono le parole.
Le tue, quelle degli altri.
Quelle che ancora sanno farsi casa, incontro, scintilla.
Sul perché quel tuo post abbia funzionato più degli altri non ho certezze, ma forse – dico forse – perché nel titolo c’è un respiro umano, vulnerabile, urgente: “Spero di farcela” non è solo una frase, è un grido che ci appartiene tutti.
E quando scriviamo qualcosa che non è più solo nostro, allora accade qualcosa. Sempre.
Io credo ancora nel “lungo formato”.
Non perché vada di moda, ma perché ci salva.
Scrivere lungo è come restare più del dovuto a una cena: quando smettiamo di affrettarci, iniziamo davvero a parlare.
Non siamo in tanti, è vero.
Ma ci siamo.
E continuiamo a leggerci.
Restiamo.
Perché ogni tanto, proprio quando sembra inutile, una parola si accende.
E qualcuno, da qualche parte, si sente un po’ meno solo.
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Anch’io ti ringrazio sia per la pazienza che hai dimostrato dedicando il tuo tempo alla lettura di un commento così articolato, sia per avermi risposto con delle parole così belle. E sono totalmente d’accordo con te quando dici che talvolta l’impegno che mettiamo nel nostro hobby di blogger sembra inutile e sprecato, ma poi ti arriva un commento intelligente e stimolante che ti fa dire: sì, nonostante tutto vale la pena di continuare.
Una nota a margine: le cene con gli amici a cui fai riferimento, quelle in cui si rimane ore seduti a parlare finché non ci si secca la lingua, sono davvero il sale della vita. Grazie ancora amica mia! 🙂
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Buon compleanno! 🙂
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Grazie 🙏😊
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