
Stavo leggendo di una roba talmente agghiacciante che mi è venuta voglia di abbracciare un cactus, giusto per ricordarmi che il mondo può fare anche più male.
C’è (ovviamente) un sito (o forum, o cloaca virtuale) dove un gruppo di individui con la stessa energia di un comodino rotto si diverte a postare foto scattate di nascosto alle donne. Nei mezzi pubblici, al supermercato, per strada.
Donne ignare.
Donne che magari stanno tornando da lavoro, portando il pane a casa o cercando solo di respirare cinque minuti senza essere oggetto di commenti da branco in calore.
E sotto le foto, il peggio. Commenti da spogliatoio marcio, giudizi su fisico, abbigliamento, gambe, seno, “quanto se la cerca”.
Il tutto condito dal tono da “eh ma è solo goliardia, rilassatevi femministe frustrate”.
No, caro il mio troglodita digitale, non è goliardia: è molestia.
È la cultura dello stupro che si traveste da meme.
È il bisogno patologico di possesso mascherato da “libertà di espressione”.
Ma la cosa ancora più agghiacciante, e giuro che lo scrivo con i brividi, è che pare che alcuni postino persino foto delle proprie madri o sorelle.
Sì, hai letto bene.
Come se tutto ciò non fosse già abbastanza squallido, si arriva al punto di usare l’immagine delle donne più vicine (quelle che dovrebbero essere protette, rispettate) come merce da esibire per guadagnare like e frasi indecenti da parte di altri esseri umani in fase regressiva.
Il sito/forum in questione (del quale mi guardo bene dal fare il nome, ché l’attenzione è già troppa) pare non si riesca nemmeno a far chiudere, da ciò che ho letto in giro.
Sta lì.
Online.
Attivo.
A dimostrazione del fatto che internet sarà anche un luogo libero, ma quando la libertà diventa impunità allora abbiamo un problema. Grave.
Fa paura. Davvero.
Perché questo non è un forum: è un campo di addestramento per predatori.
È un posto in cui si allena il disprezzo per il consenso, la spersonalizzazione delle donne, la convinzione che basti uno schermo per sentirsi onnipotenti.
E poi ci chiediamo perché una donna ha sempre le spalle tese, lo sguardo attento, le chiavi strette in mano tornando a casa.
Forse perché sa che il pericolo non è solo là fuori. È anche online. È anche nella testa disturbata di qualcuno che ha deciso che i corpi delle donne sono un passatempo. Anche quelli di sua madre o sua sorella.
E no, non è normale.
E no, non è accettabile.
E se non ti fa schifo, sei parte del problema.
Non è “solo uno scherzo”. Non è “goliardia”. È violenza travestita da passatempo.
Parliamone. Denunciamolo. Non normalizziamo.
Perché ogni volta che restiamo in silenzio, qualcuno penserà che sia accettabile.
E no, non lo è. Mai.
