
Barbara Baraldi è la mia comfort-dark writer da prima che andasse di moda esserlo.
C’è chi ha scoperto Barbara Baraldi con i thriller.
Chi coi romanzi young adult.
Chi con le sue eroine letterarie che ti fanno venire voglia di imparare a usare un coltellaccio da cucina come gesto d’affetto.
Io l’ho amata da Dylan Dog.
E da lì in poi, ogni volta che vedevo il suo nome, era come un promemoria cosmico che mi diceva: “Ehi, non dimenticarti chi sei. E chi vuoi diventare”.
Perché Barbara Baraldi scrive come vorrei scrivere io quando smetto di farmi mille domande.
Scrive di incubi e speranze, di donne che non si salvano con la luce ma imparano a trattare col buio, di identità scomposte che si ricompongono pezzo dopo pezzo… anche se il puzzle non è quello delle istruzioni.
Barbara ti entra sotto pelle.
Ti accarezza e ti graffia.
Ti scompone l’anima in paragrafi e poi ti rimonta con punteggiatura chirurgica.
E sì, lo ammetto: quando ho letto che usciva Gli omicidi dei Tarocchi ho fatto quello che ogni madre amorevole e leggermente ossessiva farebbe.
Ho intimato a mia figlia di preordinarlo SUBITO, senza se e senza ma.
Con tono fermo e deciso, tipo comando militare:
“Lucrezia, muoviti. Questa è una priorità emotiva. E spirituale.”
E finalmente, il 2 luglio, eccolo qui. Arrivato.
L’ho accolto con più gioia di una pizza calda dopo una giornata di rotture.
C’è chi si fa tatuare le frasi di Coelho.
Io vorrei tatuarmi un intero capitolo di Barbara Baraldi, ma temo di finire tipo pergamena medievale con le gambe.
I suoi personaggi (e le sue parole) mi ricordano che si può essere stanche e potenti allo stesso tempo. Che si può scrivere con bellezza, senza rinunciare alla rabbia. E che l’oscurità, se la racconti bene, è solo un’altra forma di verità.
(Con le luci basse e la colonna sonora giusta, ovviamente.)
Quindi sì, la amo da sempre.
E ogni nuovo libro è un’ennesima dichiarazione d’amore, con in mezzo qualche cicatrice, un po’ di mistero, e la voglia matta di prendere carta e penna (o pc e tastiera) e rispondere:
“Presente. Ci sono. Raccontiamoci, anche oggi.”
