Marvel Therapy – Episodio 11: Rocket Raccoon e il trauma in pelliccia sintetica

Rocket non è un procione.
O meglio, è anche un procione, ma se glielo dici ti stacca un rene e lo trasforma in una granata a tempo.

Rocket è un archivio vivente di dolore, manipolazioni genetiche, esperimenti illegali e battute che fanno ridere finché non capisci che sono meccanismi di difesa.

Creato in laboratorio da gente che probabilmente aveva Frankenstein come guru spirituale, ha sviluppato una sola certezza:
“Se ti affezioni, soffri. Se spari prima, vinci.”
Non proprio la filosofia del mindfulness, ma funziona.

Diagnosi (non richiesta, ma necessaria):

Disturbo post-traumatico da ingegneria genetica + cinismo reattivo + attaccamento evitante a razzo.
Rocket si difende così:
– Aggressività verbale di livello olimpico
– Sfiducia in ogni forma di affetto che non abbia le sembianze di un fucile a 17 canne
– Insulti personalizzati anche nei momenti di tenerezza

Ma sotto tutto questo?
C’è un cucciolo che non ha mai avuto una tana. Solo laboratori. Solo fuga. Solo sopravvivenza.

Terapia consigliata:

– Dialoghi empatici, possibilmente senza interruzioni musicali di Groot
– Contatto fisico solo se autorizzato e mai preceduto da un “Awww sei carino”
– Lunghe passeggiate dove nessuno gli chieda se dorme in un albero cavo

E, soprattutto: una persona (o una creatura) che resti, anche quando Rocket alza i muri. Perché quelli come lui, quando si fidano, sono capaci di restituirti il mondo… armato, ma pur sempre il mondo.

Hai mai conosciuto un Rocket nella tua vita? O magari sei un Rocket?
Scrivimi nei commenti: chi sei nel team dei Guardiani della Galassia quando si parla di traumi e sarcasmo?

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