Caro Universo, datti una calmata: quando la vita ti parla con coccinelle e pensieri che non dormono mai

Caro Universo, parliamoci chiaro (ché io già dormo poco)

Sono due notti che dormo male. E con “male” intendo quei sonni agitati che manco nelle repliche di Un posto al sole. Mi sveglio peggio, con la faccia di chi ha fatto la guerra ma ha perso pure la borraccia. Giornate di overthinking a livelli che manco Google Translate riuscirebbe a tradurmi le sinapsi.

Stamattina pure peggio. Sveglia già incazzata, ma senza un bersaglio preciso. Così, incazzata col nulla. Che è un po’ come litigare con l’aria: non la vedi, ma ti rompe comunque.

Comunque, nel pieno del mio disastro interiore, mi alzo, do da mangiare ai gatti (che mi guardano tipo “ancora viva?”) e mi faccio il caffè. E mentre me lo sorseggio con la stessa energia di una foglia secca, sento qualcosa posarsi sul braccio. Penso subito: “Ecco, pure oggi le zanzare, e daje”.

Do una pacca, con la grazia di Hulk post-digiuno, e invece di vedere volare via il cadavere di un insetto molesto, ecco che svolazza una coccinella. Che si posa poi sul dito. In equilibrio precario. Come me, praticamente.

Abbozzo un sorriso. Perché sì, lo ammetto: sono quella che la mia psicoterapeuta definisce “mezza psicologa e mezza strega”. Io i segnali li colgo. Anche se preferirei una newsletter mensile dell’Universo piuttosto che ste improvvisate in stile escape room.

Allora mi metto il costume (ché qualcosa di buono da oggi dovrà pur venire) e vado verso la spiaggia. Ma ovviamente, la mia testa inizia il suo concerto di pensieri stile playlist random: ultimi anni, decisioni sbagliate, uomini discutibili, aneddoti che avrei voluto dimenticare ma Spotify no, lui no, lui ti ripropone proprio quella canzone. 🙄

E come se non bastasse, ecco che, nel tragitto da casa mia a casa di mia zia (dieci minuti scarsi a dir tanto), mi capita di incrociare almeno una decina di auto identiche a quella del Gianculo dell’epoca (cit. Salvatore Scarci). Una. Decina. Capito?

Che ormai mi pare di stare dentro un episodio di Black Mirror ambientato in provincia, dove l’algoritmo della vita decide di farmi un loop emotivo con carrozzeria grigia. E ogni volta la mia testa: “Ti ricordi? E mo’ ti becchi anche la replica”. Ma che è, un test di resistenza spirituale? Perché ve lo dico: sto al limite della pazienza e pure dei punti fragili.

Allora decido di parcheggiare sotto casa di mia zia e farmela a piedi, che magari camminando smaltisco un po’ questa caxxo di testa. E cammina cammina, mi ritrovo davanti la casa dove sono nata. E lì i pensieri non si calmano. No. Si moltiplicano. Che manco la matematica al liceo.

E proprio quando penso “ok, sto per esplodere”, ecco due scritte sul muro (vedi foto) che mi si parano davanti, tipo comparse in una serie tv di quelle con il sottotesto.

E lì mi esce proprio dal cuore:

“Caro Universo, a me gli indovinelli mi stanno sulle bocce. Quindi se c’è qualcosa che me vuoi dì, o parli chiaramente o taci. Perché guarda che io già sto messa così così, eh. E mo’ basta con ‘sti messaggi subliminali, che la vita non è Chi ha incastrato Roger Rabbit.”

E niente, oggi va così.

Se qualcuno là fuori dorme, abbia un pensiero per noi insonni cronici con lo stomaco chiuso, la testa aperta e i gatti che ci osservano con giudizio.

E voi? Quanti segni vi ha mandato l’universo oggi?
(Se avete ricevuto anche solo la pubblicità di un corso di cristalloterapia, vi abbraccio fortissimo.)

Lascia un commento