La realtà è che facciamo schifo. Soprattutto nelle relazioni. Soprattutto tra uomini e donne.

La realtà è che facciamo schifo.
Non per gusto della lamentela, ma perché è la triste, concreta verità.
Facciamo schifo sul serio. Come esseri umani, come società, ma soprattutto come esseri relazionali.
E la cosa si vede più di tutto nei rapporti tra uomini e donne.
Che ormai non sono più relazioni. Sono negoziazioni. Prove di forza. Sottintesi. Gare a chi vuole meno.
Manuali di autosabotaggio sentimentale con la copertina fucsia e il font da meme.

Lui non scrive per tre giorni, tu fai finta di niente per quattro.
Lei è troppo emotiva, lui è troppo anaffettivo.
Lei “chiede troppo”, lui “non capisce niente”.
Tutti a urlare “vogliamo relazioni sane” e poi alla prima vulnerabilità si scappa.
Alla prima domanda seria si svicola.
Alla prima richiesta autentica si attacca l’etichetta: matta, pesante, drama queen.

Non si ascolta.
Non si parla.
Non si ha nemmeno più il coraggio di dire: “mi piaci, ma non sono pronto” o “ti amo, ma ho paura”.
Si preferisce ghostare, sparire, ignorare, farsi desiderare per un like in più.
Si preferisce la dinamica del potere a quella del contatto.

E intanto ci riempiamo la bocca di “energia maschile” e “energia femminile” come se bastasse un TikTok motivazionale per risolvere secoli di squilibri, aspettative tossiche e sessualità annegata nella performance.

Facciamo schifo perché abbiamo smesso di riconoscerci come umani, prima ancora che come partner.
Siamo diventati cataloghi di ansie e difese.
Lui che non deve mostrarsi fragile. Lei che deve essere sempre bella, sempre giusta, sempre tutto.
Lui che pensa che esprimere sentimenti sia “perdere virilità”. Lei che si sente sbagliata se vuole affettività.

Siamo pieni di ferite e ci comportiamo come se l’amore fosse un terreno di guerra dove vince chi sanguina di nascosto.
Ma non c’è niente di virile nel negare se stessi.
E non c’è niente di romantico nel martirio emotivo.

Facciamo schifo perché ci hanno detto che l’amore è un premio, non un processo.
Che la relazione “giusta” non ha problemi, non litiga, non si incrina.
Che se c’è fatica, allora non è vero amore.
Ma l’amore vero è fatica. È scelta. È costruzione. È, attenzione, ascolto reale.
Quello che non si fa mentre pensi già alla risposta.
Quello che non si taglia con “vabbè, sei troppo sensibile”.

La realtà è che facciamo schifo anche perché abbiamo normalizzato il disinteresse.
Abbiamo scambiato il rispetto per “fare i bravi” e la connessione per “essere comodi”.
Ma amare non è facile.
E se è facile, forse è solo superficiale.
Tipo quei rapporti in cui ci si chiama “tesoro” e poi non ci si conosce nemmeno davvero.

Vogliamo relazioni autentiche, ma non siamo disposti a metterci dentro davvero.
Preferiamo i ruoli: la donna che accudisce e comprende tutto, l’uomo che fa il duro e poi magari piange di nascosto, ma guai a mostrarlo.
Vogliamo complicità, ma non comunichiamo.
Vogliamo verità, ma ci nascondiamo dietro strategie da influencer sentimentali.

La realtà è che facciamo schifo.
Ma non perché siamo cattivi.
Perché siamo spaventati, confusi, e, soprattutto, disabituati all’intimità vera.
Quella che non ha filtri.
Quella che non si posta.
Quella che fa paura, sì. Ma anche bene.

Ed è per questo che io, a questo punto, in una società che non mi rispecchia affatto (perché sì, io sono diversa), ho deciso.
Ho deciso che da oggi in poi continuerò a scrivere sicuramente (scrivere è casa, è resistenza, è il mio modo di esserci)
ma lo farò da dietro le quinte.
Solo sul mio blog.
I miei profili personali restano, ma diventeranno semplicemente cassa di risonanza di quello che scrivo, nient’altro.
Nessun “buongiorno col caffè”, nessuna strategia per l’engagement, nessuna carezza digitale a chi non sa cosa farsene.
Solo parole. Oneste. Sporche. Vive.

Perché, davvero, avete rotto i coglioni.

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