Ragazze Interrotte, ovvero come ci si salva mentre ci si rompe

C’è stato un tempo, tra i miei vent’anni e i miei vent’anni e mezzo, in cui pensavo che sarei finita anche io rinchiusa da qualche parte. Non per pericolo sociale, ma per eccesso di pensiero. Per aver detto troppe volte “non lo so” con gli occhi sgranati. Per essermi sentita fuori tempo, fuori contesto, fuori asse. Quel tempo lì ha un film-faro: Ragazze Interrotte.

Perché diciamolo: chi non si è mai sentita un po’ Lisa, un po’ Susanna, un po’ Daisy con la gallina morta nell’armadio?

Il manicomio come luogo dell’onestà

Nel mondo fuori – quello coi vestiti stirati, le risposte pronte e le feste in cui si sorride anche col fegato – sei “normale”. Dentro, sei pazza. Ma parli. Ti rompi. Ti esponi. E nel mentre, magari, ti salvi.

Il manicomio del film (che poi non si chiama così, ma diciamocelo: ospedale psichiatrico fa solo più marketing) è un parco giochi alla rovescia: meno giostre, più abissi. Ma almeno ci si guarda negli occhi.

Lisa: la psicopatica che tutti avremmo voluto essere a vent’anni

Angelina Jolie ha vinto l’Oscar, certo. Ma quello che ha davvero vinto è il nostro immaginario collettivo. Lisa è disturbata, manipolatrice, carismatica. Ma soprattutto: dice la verità. A modo suo, certo. Con la grazia di una bomba carta. Ma la dice. E lo fa a una generazione di donne che si è sentita dire stai esagerando per tutta la vita.

Lisa è il cortocircuito tra quello che ci aspettano da noi e quello che non ci permettono mai di essere: libere. E feroci.

Susanna: borderline o solo umana?

Winona Ryder è Susanna, la ragazza che non sa se vuole morire o solo dormire molto, molto a lungo. Diagnosi: disturbo borderline di personalità. Traduzione: ragazza che si pone domande. In un mondo che vuole risposte.

Susanna scrive, pensa troppo, ama poco, si perde. E in quella perdita fa una cosa rivoluzionaria: sceglie. Di stare. Di curarsi. Di prendersi il diritto a un futuro, anche se zoppo. Di diventare adulta, ma a modo suo. Non è una favola. È più complicato. E quindi più vero.

Un film sulle donne, ma non solo per donne

Perché Ragazze Interrotte non è solo un film su un gruppo di ragazze in crisi. È un film sulla fame d’amore, sulla paura di sparire, sull’amicizia tra esseri rotti che si tengono insieme a colpi di sigarette e sguardi sinceri. È una storia di resistenza emotiva, in un mondo che ti vuole funzionante e silenziosa.

E invece loro, tutte loro – Georgina, Polly, Lisa, Daisy, Susanna – fanno casino. Rompono gli schemi. Stonano. E per questo restano.

Perché lo riguardo ogni volta che mi sento persa

Perché mi ricorda che anche nei giorni storti si può scegliere di stare. Che i vuoti non vanno riempiti a forza, ma ascoltati. E che non si è pazze solo perché si piange per niente o si ama troppo.

Ragazze Interrotte non offre soluzioni. Ma offre compagnia. E certe volte è tutto ciò che serve.

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