L’Avvocato del Diavolo: il film che ti spiega cos’è la vanità (e come ti sei venduta l’anima senza accorgertene)

Stasera, tra uno scroll annoiato e una tazza di camomilla che urlava “vita adulta”, mi sono ritrovata in TV uno dei miei film preferiti da sempre: L’avvocato del diavolo.

E niente, da lì in poi è stato un attimo. Letto, copertina, e quell’aria da giudice supremo con cui guardo Keanu Reeves fare tutte le scelte sbagliate, esattamente come me ogni volta che mi sono fidata di uno col sorriso furbo e la parlantina brillante.

Ma questo film non è solo un thriller con il diavolo in doppiopetto che fa i monologhi meglio di un TEDx. È un corso accelerato su come vendersi l’anima senza accorgersene, con tanto di bonus: lo smalto di Charlize Theron che si sfalda come i suoi nervi.

Una volta lo guardavo per la trama. Ora lo guardo come si guarda una vecchia foto con l’ex tossico: con lucidità, un po’ di vergogna e tanta, tanta comprensione per la cretina che ero.

Perché questo film, più lo rivedi, più ti rendi conto che Satana non ha le corna. Ha il contratto pronto. E tu ci metti la firma con il rossetto ancora fresco.

Kevin Lomax: l’uomo che vince sempre (ma perde se stesso)

Keanu Reeves è l’avvocato che non perde mai. Uno che difenderebbe pure l’Anticristo se avesse un buon alibi e un paio di testimoni corrotti.

Kevin è giovane, ambizioso, carismatico e con una moglie devota. Ma il punto non è quello. Il punto è che ha una fame insaziabile di “vincere”. E quella fame lo porta dritto tra le braccia del diavolo in persona. Letteralmente.

Si convince di essere ancora in controllo, mentre in realtà è già in catene. Solo che sono firmate Prada.

John Milton: Satana versione CEO

Al Pacino è il miglior diavolo mai scritto e mai interpretato. E non solo perché urla “Vanità, decisamente il mio peccato preferito” come se stesse leggendo il tuo curriculum. Ma perché ti seduce. Ti convince. Ti fa credere che sei tu a scegliere, mentre lui tira i fili con la maestria di un burattinaio stellare.

John Milton è il simbolo del potere che non ha bisogno di minacce. Ti offre opportunità. Ti fa brillare. Ti dice che puoi avere tutto, basta smettere di farti domande.

E tu, ingenua, glielo firmi quel contratto. Pure col sorriso.

Mary Ann: la donna che capisce tutto troppo presto

Charlize Theron è la moglie che scivola nel baratro mentre tutti le dicono “è solo stress”. Quella che vede le crepe prima che diventino voragini. Che urla, che piange, che si spegne mentre il marito firma cause da milioni.

Ma, si sa, quando una donna soffre troppo viene chiamata “pazza”, “fragile”, “isterica”.
Mai “profetica”.

Mary Ann è quella parte di noi che sente che qualcosa non va, anche se tutto brilla in superficie. E la sua fine è l’unico vero grido di allarme in un film che ti sussurra cose molto scomode.

Il vero protagonista? Il libero arbitrio (che fa schifo gestire)

Perché alla fine non è una storia di demoni. È una storia di scelte.
Scelte quotidiane. Scelte che sembrano piccole. Scelte che ci facciamo andare bene.
Kevin non è un mostro. È uno che ha detto “sì” troppo spesso, per troppo tempo, alle cose sbagliate.

Ecco perché fa paura: ci assomiglia.

Milton non ti obbliga. Ti offre. Ti fa sentire potente.
Il diavolo ti dà gli strumenti, ma sei tu a costruirti la gabbia.

Perché questo film è ancora attuale (forse più di prima)

Perché oggi non serve più vendere l’anima con un patto scritto col sangue. Basta farlo un like alla volta, un compromesso alla volta, una rinuncia alla volta.

Viviamo in un mondo in cui apparire è più importante di essere. E il diavolo moderno non ti chiede di uccidere nessuno: ti basta indossare il ruolo, anche se ti va stretto, anche se ti fa male.

Kevin Lomax siamo noi quando diciamo “va tutto bene” mentre dentro ci stiamo contorcendo.
Siamo noi quando scegliamo il successo invece della salute.
Siamo noi quando ci convinciamo che la morale sia “un lusso per chi può permettersela”.

Conclusione? Guardatelo, rivedetelo, imparate a dire “no”

“L’avvocato del diavolo” non è un film. È uno specchio.
Uno specchio elegante, patinato, che riflette la parte di te che fai finta di non vedere. Quella che vuole tutto. Subito. A qualunque costo.

Ma se guardi bene, il prezzo lo stai già pagando.

E se stanotte hai sognato di firmare un contratto col fuoco dietro… controlla bene. Magari lo hai firmato già, solo che era in forma di una storia su Instagram, una rinuncia fatta per “quieto vivere” o un amore che sapevi tossico ma almeno era figo.

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