Labubu, isteria collettiva e il parco a tema Pop Land: ha rotto più chi li critica che i pupazzi stessi

Avete rotto le palle più voi che criticate i Labubu che i Labubu stessi.

Sul serio. Da settimane apro i social e trovo due tipi di persone:

1. Quelli che li adorano come se avessero appena adottato un cucciolo di unicorno.


2. Quelli che li odiano con l’intensità di chi si è svegliato con la faccia sulla lettiera del gatto.



E io? Io sto nel mezzo. A guardare la scena con lo stesso sguardo con cui guardo Lucrezia quando dice: “Mamma, mi sono comprata un’altra Loungefly”.

Sì, perché Lucrezia ne ha comprato uno prima che esplodesse la moda. Cosa classica, considerando che di solito arriva sempre in anticipo quando si tratta di “fregni” da comprare. Ricordo perfettamente il momento: lei mi mostra questa creatura con l’entusiasmo di chi ha trovato l’oro sotto al divano, e io le dico, con la calma delle madri stanche:
“Ma mo’ che è ‘sta roba? Un gremlin sotto metanfetamina?”

Lei, fiera. Io, perplessa.
Oggi? Il suo Labubu è sparito, probabilmente sommerso da figure degli Avengers, biglietti usati di Disneyland Paris e la solita pila di vestiti che “tanto poi li metto”.
La verità è che la moda è passata prima ancora di arrivare, e il suo povero mostriciattolo è tornato nell’oblio da cui è venuto.
E meno male, direi io. Ma no, non si può dire. Perché appena parli di Labubu, parte la guerra civile.

Per chi non ha ancora avuto il piacere di inciampare in questa moda:
i Labubu sono pupazzetti da collezione, creati da Kasing Lung, artista asiatico che, a occhio e croce, ha deciso di vendicarsi del mondo creando esseri con lo sguardo tenero-inquietante, tipo coniglietti usciti da un rave illegale.
Sono venduti in blind box: non sai quale ti capita, e questo basta per trasformare gente adulta in tossici da collezione, pronti a vendere un rene per “la versione limitata con la tutina glitter”.

E se pensi che si fermi tutto a livello pupazzetto… no baby.
Entra in scena POP MART, colosso cinese del giocattolo da esposizione: fabbrica di sogni kawaii e incubi stilizzati, produce centinaia di personaggi (tra cui i Labubu) che piacciono agli adulti che non riescono ad accettare di essere diventati grandi.
E come ogni impero che si rispetti, ha il suo parco tematico:
POP LAND, un mondo interamente dedicato a queste creaturine (e non solo). Dove si va a farsi le foto con Labubu… in pelliccia, a grandezza naturale.
E con quello sguardo satanico stampato in faccia, a metà tra “ti abbraccio” e “ti maledico l’esistenza”.
Si trova in Cina, ovviamente, perché se dobbiamo portare il collezionismo a livello religioso, serve un santuario.

Ma attenzione: il problema non sono i pupazzi.
Il vero delirio lo scatenano gli adulti che si sentono moralmente superiori per non averli comprati.
Quelli che si lanciano in monologhi tipo:

“Come potete spendere soldi per sta roba inutile quando ci sono guerre e carestie nel mondo?”

Tesoro, la gente spende soldi per vedere due piedi su OnlyFans, comprare candele profumate al “legno bagnato” e seguire reality con personaggi che non sanno nemmeno scrivere “reality”.
Ma tu te la prendi per un pupazzetto?

Diciamocelo: il Labubu è solo l’ultimo giocattolo totem.
Prima c’erano i Furby, poi le LOL, poi gli Squishmallow. Oggi c’è lui, con quegli occhi da incubo e l’aria di chi ha appena sentito il tuo gruppo sanguigno.
E come ogni moda, arriva, esplode, ci stressa e poi passa.
Ma noi no. Noi restiamo. E ci indigniamo. Sempre.
Con la stessa foga con cui ci indignavamo per i calzini con le ciabatte o i toast all’avocado.

Conclusione?
Il Labubu non è il problema.
Il problema è che ogni volta che qualcosa diventa virale, parte la crociata del “io sono meglio perché non seguo le mode”.
Ma sai una cosa?
A volte seguire una moda è meno ridicolo che passare la vita a spiegare perché non la si segue.

E se proprio non vi va giù, fate una cosa semplice: prendetevi un Labubu pure voi.
Magari vi farà compagnia mentre giudicate in silenzio.

Oppure vi farà scoprire che, in fondo, siete solo dei bambini stanchi travestiti da adulti incattiviti.
E quel pupazzo inquietante siete proprio voi.
Ma con meno glitter.

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