
Io ho proprio il conato di indignazione, quello che parte dallo stomaco e risale come un ricordo imbarazzante delle medie.
Perché? Perché ogni volta che mi capita di leggere i poemi del disagio scritti da certi uomini sulle loro bacheche social, mi sale lo schifo.
Parlo di quelli che insultano pubblicamente una donna con cui volevano fare amicizia (spoiler: volevano altro, ma facciamo finta), e che — sorpresa delle sorprese — una volta accettata la richiesta, non li ha considerati come l’erede designato del trono della fa.
E allora giù: vacche, troie, vipere, “le donne sono tutte uguali”, “fanno le preziose”, “io che le ho trattate bene” (cioè: ho scritto ciao bella alle 3 di notte e mi aspettavo gratitudine eterna).
Ragazzi, ma state bene? No perché il tono non è più da maschio ferito: è proprio da gente che dovrebbe stare in un centro terapeutico, possibilmente seguito da una squadra di specialisti, tipo Avenger della salute mentale.
E il bello (cioè il brutto) è che parlano come se le donne gli dovessero qualcosa. Una risposta, un sorriso, una trombata come premio fedeltà.
Ma chi vi ha educati? Le pubblicità dei rasoi anni ’90?
E io che mi stupivo dei gruppi Telegram degli INCEL, quelli che si danno pacche sulle spalle virtuali dicendo “non scopiamo ma è colpa loro”.
No amico mio, non è colpa “loro”. È colpa tua, della tua frustrazione non gestita, della tua incapacità di concepire l’idea che una donna possa non volerti e che questo non significhi che “è una m***a”.
Chi sono ste teste de cazzo di INCEL?
Mo’ ve lo spiego…
Sono uomini che si definiscono “celibi involontari”: non riescono ad avere relazioni sessuali o romantiche e, invece di farsi due domande, decidono che è tutta colpa delle donne.
Credono che:
il sesso sia un diritto degli uomini;
le donne scelgano solo “i belli e i ricchi” (detti Chad);
se una donna li rifiuta, è automaticamente una troia;
per sistemare il mondo bisognerebbe limitare la libertà femminile.
Un mix di patriarcato tossico, rancore represso e fantasia da forum mal frequentato.
E no, non sono solo ridicoli: in alcuni casi sono diventati pericolosi, con episodi di violenza reale ispirata da queste ideologie malate.
E qui viene il bello:
quando un uomo “normale” scrive su Facebook
“Accetta l’amicizia e poi non risponde, che troia”
non si rende conto che sta pescando dallo stesso brodo culturale. Cambia solo il grado di bollitura.
Sapete cosa sarebbe bello?
Un social network parallelo, dove ogni volta che un uomo scrive certe porcate, parte un alert:
🧠 “Hai bisogno di affetto e psicoterapia. Vuoi prenotare ora?”
🧼 “Vuoi anche una sciacquatina alla bocca, già che ci siamo?”
Perché qui non si tratta di delusione amorosa. Si tratta di violenza verbale sistemica, di una mentalità malata che tratta il rifiuto come un’offesa personale, e la donna che lo dà come una colpevole da punire.
E ora un messaggio chiaro, così evitiamo fraintendimenti:
Se stai leggendo e ti senti punto sul vivo, tranquillo: questo post è proprio per te.
E se ti viene voglia di insultare pure me, fallo: io le parole le so usare, ma soprattutto non le temo.
Ma se NON sei così, se sei un uomo che rispetta il no, che non considera il sesso un diritto, che non si sente umiliato se una donna non lo caga…
beh, allora non è su di te.
Ma se ti senti chiamato in causa… forse è il caso di farti una domanda.
E magari anche una seduta.
