Manuale di classe (per chi ha deciso di odiare la gioia)

C’è una signora, tutta compostezza e palpebra neutra, che ci informa – con serissimo cipiglio – su “le dieci cose che una vera donna di classe non comprerebbe mai”.

E noi, povere anime in ciclisti e orecchini a forma di renna, ascoltiamo incredule mentre il mondo si divide tra l’alta eleganza e la discarica del fast fashion.

La lista è lunga e, se sei viva nel 2025 e hai fatto almeno una volta la spesa con le ciabatte di gomma, sei già fuori.

Prendiamole una per una, perché noi sì che abbiamo classe. E anche tempo da perdere.

1. Capi fast fashion
La vera donna di classe, secondo la signora, veste solo artigiani italiani e seta naturale filata dalle fate. Peccato che la maggior parte delle donne reali viva nel mondo reale e magari tra Zara e affitto scelga la gonna a 29,99.
Classe è saper portare con grazia anche una maglietta da 5 euro, non nascondere l’etichetta.

2. Orecchini a tema (tipo quelli di Natale o dei cartoni)
Quindi fuori tutto ciò che porta gioia, ironia, spirito giocoso. Perché? Perché la classe, evidentemente, è grigia e senza senso dell’umorismo.
Io intanto continuerò a indossare i miei orecchini a forma di Olaf sorridendo a chi non sa più sorridere.

3. Ciglia finte
“Volgari”, dice lei. Peccato che metà del cinema italiano e internazionale debba essere allora internato in un centro di recupero.
La verità? Se uno sguardo ti dà potere, fallo tuo. Con o senza ciglia, la vera volgarità è giudicare lo sguardo altrui.

4. Blazer oversize
Secondo lei, il blazer deve essere tagliato chirurgicamente sul busto femminile, evidentemente per garantire il passaggio al Valhalla della classe.
Spoiler: le donne non nascono per piacere a un codice di stile da segretaria del 1986.

5. Zaini pacchiani
Parliamo di praticità, libertà, movimento. Ma niente: per la signora lo zaino deve essere castigato.
Io invece ho uno zaino Vans con le Principesse Disney. Mi ci metto anche le emozioni, le figuracce, i progetti. Mi rende volgare? No, mi rende viva.

6. Abiti troppo scollati, colorati, corti. E attenzione: se è corto sotto, sopra deve essere casto.
Perché la femminilità, come noto, è una formula chimica da bilanciare.
Un po’ di caviglia? Allora chiudi il seno! Un po’ di scollo? Abbassa la voce!
No. La libertà non si dosa. Si indossa. E si difende.

7. Ciabattone in gomma = stile da circo.
Ma magari! Viva il circo, i colori, il comfort, le vie di mezzo tra il “devo sopravvivere” e il “non mi va di stringermi i piedi”.
Chi l’ha detto che si debba sempre soffrire per risultare “a posto”?

8. Pantaloni ciclisti
Comodi, liberi, perfetti per il caldo, lo sport o un look anni ’90 rivisitato.
Ma per lei no: sono “ovvibili” come dice la “Bavonessa”.
Io invece dico: non è il pantalone, è lo sguardo giudicante il vero problema.

9. Borse con il logo stampato
Perché il marchio fa “cafonal”, dice.
Ecco, la classe non è una sfumatura beige senza logo. È non sentirsi superiore solo perché tu hai imparato a nascondere bene il prezzo.

10. Unghie con ricostruzione o semipermanente = volgari e poco igieniche.
Giuro che qui ho avito un attacco di bile. Poco igieniche? Volgari? Allora forse è l’idea che abbiamo delle donne ad aver bisogno di una bella limata, più che le unghie.

Conclusione (rigorosamente senza ceretta)

Se la classe è una prigione beige fatta di no, allora io voglio essere scandalosa.
Se l’eleganza è solo ciò che non fa rumore, non brilla, non osa e non ride,
preferisco essere kitsch, brillante, rumorosa e felice.

E se un giorno mi butto di sotto (per colpa di ste perle che popolano l’internet), giuro, sarà con le ciglia finte, le unghie fluo e le ciabatte di gomma.
Con grande, grandissima classe.

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