Minimizer de che?

Scorrevo Instagram in modalità zombie affamato di meme e gattini, quando mi compare LEI: l’influencer illuminata che annuncia con tono messianico:
“Vi spiego come sono i reggiseni minimizer!”

Io: 🤨
E mo’ che caxxo so’?

Cioè già il reggiseno in generale è un oggetto di tortura medievale travestito da lingerie. Ma il minimizer?! Suona come una cosa progettata da un team di ingegneri della NASA frustrati, con una missione: ridurre le tette.
RIDURRE. LE. TETTE.

Ma che vi hanno fatto di male, scusate?
Dopo secoli di push-up, balconette, super imbottiti che ti sollevano anche l’autostima, ora ci tocca pure il reggiseno che fa sparire il davanzale.
Cioè, come dire: “Buongiorno, oggi vorrei una terza che sembri una seconda che sogna di essere una prima.”

E non solo:
Praticamente sto coso (leggi reggiseno) ti spalma letteralmente le tette sui lati del corpo. 😱
Ti ritrovi con le bocce distribuite equamente tra ascelle e scapole, come se il tuo décolleté avesse deciso di traslocare in periferia.
Risultato? Un davanti piatto e due cuscinetti laterali che nemmeno i sedili dell’autobus.

E lo vendono come una roba “contenitiva”.
Sì, come l’ansia.
Solo che quella non la puoi mettere nel cassetto dei reggiseni.

E comunque, diciamocelo: se hai una quarta e ti compri un minimizer, finisce che ti vedi allo specchio e pensi di esserti dimenticata un pezzo. Tipo quando esci di casa convinta di avere il telefono in mano, e invece hai solo la cover.

Morale della favola?
Il mondo è già troppo piccolo per le nostre ambizioni, i nostri sogni e i nostri drammi mensili: non c’è davvero bisogno di minimizzare anche il seno.

Anzi, se proprio vogliamo parlare di minimizer, iniziamo da certe opinioni.

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