
Una volta, mica tanto tempo fa, raccontare una storia era un’arte. Un lavoro. Un lusso.
Leggevi un post e vedevi. Vedevi il tramonto sulla costa, sentivi l’odore del basilico appena colto, ti sembrava di essere lì, nel mezzo del nulla o nel cuore di Tokyo, a vivere qualcosa. Anche se eri in tuta sul divano, con la maschera di bellezza e il gatto che ti giudicava.
Oggi?
Un post su un viaggio alle Maldive recita:
🌴 “Weekendino.”
Ma come weekendino? Hai preso tre aerei e hai ipotecato un rene per stare su una palafitta e mi scrivi WEEKENDINO?
Il punto è questo: alla gente oggi non piace leggere.
Glielo vedi negli occhi, quel riflesso di panico quando il testo supera le tre righe.
“Oddio… c’è da scrollare con il pollice… no, troppo impegno…”.
L’attenzione è diventata quella di un pesce rosso sotto anfetamine. E i contenuti si adeguano, purtroppo.
Ma tutto questo ha un costo.
Un costo alto.
Perché leggere non è solo assorbire informazioni: è viaggiare senza biglietto, emozionarsi senza preavviso, sognare anche se fuori piove e hai il frigo vuoto.
Smettere di leggere significa smettere di farsi toccare dentro.
Di scoprire. Di ridere. Di dire: “Cavolo, questa cosa l’ho sentita anche io”.
E invece oggi va di moda il contenuto usa-e-getta. Breve, piatto, decorativo.
Un po’ come i centrini della nonna: carini, ma a cosa servono davvero?
E le aziende?
Pagano. Pagano caption lunghe quanto un rutto.
Perché “la gente scorre, non legge”.
Certo. Ma la gente mangerebbe anche solo crackers e maionese se non ci fossero chef che si ostinano a cucinare bene.
Lo storytelling non è un vezzo.
È l’unica cosa che ci distingue da un’inserzione di Google Ads.
Rinunciarci è come dire “Non ho tempo per sognare, fammi vedere due emoji e una promo”.
E io non ci sto.
Io, il sogno, voglio almeno provare a scriverlo. A costruirlo. A renderlo contagioso.
Che poi magari uno legge davvero. E si emoziona. E condivide. E ricomincia a usare il cuore, non solo il dito per scrollare.
PS: Il giorno in cui le aziende capiranno che emozionare vende più di un “link in bio”, torneremo a raccontare. Fino ad allora, io resisto. Con le parole, e con la tigna.
