La domenica perfetta (ma non per i quadricipiti femorali)



C’è chi la domenica la passa sul divano, chi fa brunch con gli avocado e chi – come me, mia figlia e mia zia – decide di farsi venire la tendinite panoramica tra le montagne abruzzesi.
Il nostro piano era semplice: salire al Block Haus, pranzare in pace al Rifugio Pomilio, godere del fresco, delle viste, e di un pranzo da urlo che ci aspettavamo come un abbraccio divino.
Peccato fosse chiuso. Cioè, non chiuso tipo “torniamo tra un’oretta”, no no: proprio “sigillato come il cuore di chi ti visualizza e non risponde”.

Ma ormai eravamo lì, quindi vai con la camminata. E cammina, cammina, cammina ancora, che Heidi in confronto andava al Carrefour sotto casa. Alla fine siamo arrivate fino alla Madonnina, un punto panoramico dove, tra un respiro e una bestemmia interiore, abbiamo ammirato il mondo sotto di noi e i quadricipiti sopra di tutto.

A quel punto, affamate come tre pellegrine fuori dal Ramadan, scendiamo verso Pretoro. Trovato il Ristorante La Torre: una meraviglia tra pietra e legno, atmosfera da “posto del cuore” su Google Maps.
Peccato fosse pieno. Ma non tipo “ci vuole un attimo”, no no: tipo “il primo tavolo libero è nel calendario Maya”.
Comunque, se qualcuno volesse portarmi lì, io accetto. Subito. Anzi, anche ieri andava bene.

Non ci siamo arrese, e abbiamo trovato Ristorante La Maielletta, dove finalmente abbiamo mangiato… e che mangiato!
I ravioli? Quattro. Ma ognuno grande come una federa matrimoniale.
I cannelloni? Due. Lunghi quanto due siluri in piena missione subacquea.
E il piatto di fettuccine alla Maielletta? Roba che se lo dividevano in quattro, avanzava comunque.
Tutto buonissimo, perfettamente abruzzese: porzioni che abbracciano e ti dicono “qui sei a casa, e la dieta la lasci fuori a pascolare”.

Poi, piene di cibo e meraviglia, ci siamo dirette a Bocca di Valle, un posto che sembra rubato da una fiaba: un posto che sembra uscito da un film Studio Ghibli, verde ovunque, silenzio, e quell’aria che ti pulisce anche le tossine emotive.
Se ci passi, portati un libro e una persona con cui non serve parlare. Fidati.

Ultima tappa: Guardiagrele, che io chiamerei la perla ruvida della Maiella.
Stradine in pietra, chiese che profumano di storia e cera d’api, botteghe artigiane che ti vendono la bellezza in forma di ceramica.
E ovviamente, le Sise delle Monache: dolci tripudi di crema pasticcera che, secondo leggenda, imitano (con discrezione, eh) il seno delle monache. Triplo.
Un morso e senti i cori angelici.
A chiudere il cerchio, un pensiero a Modesto Della Porta, il poeta che qui è nato e vissuto, e che con la sua malinconia dolce ti ricorda che ogni viaggio, anche tra ravioli e panorami, è un pezzo di vita che vale raccontare.

E così è stata la nostra domenica: una salita, una sorpresa, un “magari torno”, e un “perché non ci veniamo più spesso?”.
Il tutto condito da risate, panorami, e la certezza che anche senza Rifugio Pomilio, ci siamo rifugiate benissimo.

PS: Se volete portarmi a La Torre di Pretoro, ci sono. Sempre. Anche col tacco 12.

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