
Bentornati nel resort più inquietante d’America, dove il lusso è tossico, l’acqua ha sempre qualcosa dentro (spoiler: droghe), e Nicole Kidman fluttua tra gli alberi vestita da aliena zen con la serenità di chi non ha mai ricevuto una bolletta.
La seconda stagione di Nine Perfect Strangers è finalmente approdata – o dovremmo dire “atterrata” – su Prime Video, con una nuova location, nuovi ospiti problematici e la stessa, immutabile Masha: Nicole Kidman con l’accento russo che neanche Vladimir Putin dopo tre mojito.
Nuovo luogo, stessa follia
Dopo aver traumatizzato un gruppo di privilegiati in una spa californiana, ora Masha si è trasferita in Svizzera. Perché se devi manipolare l’anima umana con metodi non approvati dall’OMS, meglio farlo con vista sulle Alpi e cioccolato fondente a portata di mano.
Il cast cambia (addio Melissa McCarthy, ciao Henry Golding), ma la formula resta: nove sconosciuti, tutti con problemi irrisolti grandi quanto una multiproprietà in rovina, vengono attirati da Masha in una terapia di gruppo che sembra progettata da uno sceneggiatore sotto psichedelici. E probabilmente lo è.
Nicole Kidman: entità metafisica
Nicole Kidman in questa stagione non recita. Lei manifesta. Si aggira per i corridoi del resort come un algoritmo spirituale, sussurra frasi tipo “ti stai risvegliando” mentre ti versa un tè all’ayahuasca, e indossa tuniche che gridano ho fatto il Cammino di Santiago ma con i soldi di Gwyneth Paltrow.
Ormai non è più un personaggio: è una presenza. Un po’ guru, un po’ strega, un po’ influencer wellness, ma con l’energia di chi ha appena fatto un bagno in latte d’avena e autoindulgenza.
Ma funziona?
In un certo senso, sì. Nine Perfect Strangers 2 continua a essere quella serie che guardi con un misto di fascino e imbarazzo, come quando vedi un’amica fare una diretta Instagram mentre prova a vendere oli essenziali per curare il trauma generazionale. È assurda, è lenta, è visivamente curata e narrativamente dispersiva. Ma non puoi smettere di guardarla.
Perché sotto le vette innevate e gli abbracci collettivi, questa serie parla di noi: del nostro disperato bisogno di guarigione, anche se non sappiamo bene da cosa. E della nostra tendenza a fidarci di chi ci promette la pace interiore… purché sia confezionata in lino biologico e servita con finger food macrobiotico.
In conclusione?
Se la prima stagione vi aveva lasciato perplessi, questa potrebbe farvi rotolare giù dal monte della sospensione dell’incredulità. Ma se vi piacciono le serie che flirtano col ridicolo mentre fingono di offrirvi una rivelazione spirituale, allora accomodatevi. Masha vi aspetta. E ha già acceso l’incenso.
