Povere Creature: Riflessioni su Bella Baxter e il Coraggio di Essere Troppo

Ho voluto rivedere Povere Creature.

Forse per capire se mi era piaciuto davvero o se mi ero solo fatta incantare dall’effetto “strano ma con stile”, tipo quei piatti della nouvelle cuisine che sembrano vomitati da un unicorno ma poi li assaggi e dici “ah, però”.

Spoiler: sì, mi era piaciuto davvero.

Alla seconda visione, Bella Baxter mi è sembrata ancora più sfacciata, ancora più libera, ancora più… disturbante nel modo in cui ti sbatte in faccia cosa significa davvero rinascere. Non metaforicamente, eh. Proprio da capo. Corpo, testa, desideri. Tutto nuovo. Come se ti dicessero: guarda che puoi ricominciare, ma devi essere pronta a non riconoscere niente. Nemmeno te stessa allo specchio.

E poi, vogliamo parlare dell’estetica? Ogni inquadratura sembra uscita da un sogno fatto sotto morfina e disegnato da un architetto pazzo con la passione per le mongolfiere e i bordelli vittoriani.

C’è quella Londra gotica, quel Portogallo finto, quei vestiti che sembrano rubati al guardaroba di una bambola anarchica.

E lei, Bella, che intanto attraversa tutto con una fame: di sesso, di parole, di senso. Ma soprattutto, di sé.

Rivederlo mi ha fatto pensare a quanto ci viene detto fin da piccole che “non sta bene” essere troppo: troppo curiose, troppo disinibite, troppo complicate. Bella è TUTTO. E non chiede scusa.

Alla fine mi sono ritrovata con gli occhi lucidi, il cuore un po’ più grosso e la sensazione che, anche se non mi ha cucito addosso un nuovo corpo come Godwin Baxter, anche io – piano piano – mi sto ricucendo una nuova me.

E voi?

Vi siete mai sentite “troppo”?

Avete mai avuto voglia di riscrivere tutto, anche a costo di sembrare strane, scomode o inopportune?

Se vi va, parliamone. Scrivetemi nei commenti o in privato.

Mi piacerebbe raccogliere pensieri, storie, riflessioni. Magari ci scopriamo un piccolo esercito di povere creature… bellissime.

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