
C’è un momento, in ogni scrollata senza senso, in cui l’algoritmo ti guarda negli occhi e dice: “Fidati di me”.
E tu, che sei fragile, sola e con il caricabatterie lontano, lo fai.
Così ieri sera, in quello spazio-tempo sospeso che esiste solo tra le 22:43 e le 00:12, mi sono trovata davanti a un video di una parata.
La scena: centinaia di persone vestite come se Dracula avesse appena aperto una discoteca.
Ali nere, mantelli, croci oversize, lenti a contatto da pipistrello e musica elettronica pompata per strada.
Molto bello, eh. Emozionante, liberatorio, pieno di creatività.
Ma ecco che la mia mente stanca ha avuto un pensiero che ormai non posso più ignorare:
Siamo sicuri che questo sia gotico?
O stiamo solo facendo horror con la riga nera?
Perché, signori miei, c’è una differenza fondamentale tra il gotico e l’horror.
E no, non è solo questione di outfit o di colore dominante nella palette.
È una questione di anima.
Il gotico è il sussurro. L’horror è il grido.
Il gotico nasce dalla malinconia, dalla decadenza, da quel senso sottile che qualcosa, da qualche parte, sta andando lentamente in rovina.
È il suono della pioggia che cade su una finestra rotta in una villa vittoriana, è la figura in fondo al corridoio che forse non c’è.
Il gotico è Henry James, è Poe, è il romanticismo nero, è il dramma di chi vive tra le ombre perché la luce fa troppo rumore.
L’horror, invece, ti prende a schiaffi.
Non ti dà tempo di pensare: ti mette un coltello in mano, ti chiude in una stanza e poi spegne la luce.
È sangue, adrenalina, istinto puro.
È la paura che ti urla in faccia: “SCAPPA!”
Il gotico ti guarda e ti dice:
“Resta. Ma sappi che non ne uscirai indenne.”
Gotico è estetica della fine. Horror è paura dell’inizio.
Nel gotico, la casa infestata è casa. È lì da sempre. Forse sei tu l’intruso.
Nel gotico, il mostro è dentro di te. E spesso è elegante.
Nel gotico, il tempo non corre: si incancrenisce.
L’horror invece è figlio della modernità, del caos, della velocità.
I suoi mostri sono concreti, tangibili, affamati.
Nel gotico, ti consuma l’attesa.
Nell’horror, ti uccide l’evento.
Quindi, torniamo al video che ho visto.
Era horror?
No.
Era gotico?
Nemmeno.
Era una bellissima e teatrale forma di espressione contemporanea. Ma sembrava più il ballo di fine anno di una scuola per streghe hipster che una vera evocazione del gotico.
E questo va benissimo, eh.
Ma chiamiamo le cose con il loro nome.
Perché confondere gotico e horror è come dire che Billie Eilish è Emily Dickinson solo perché si veste di nero.
Conclusione (ma anche no)
Viviamo in un mondo che semplifica tutto.
Gotico, horror, dark, emo, vampirecore: tutto insieme, tutto uguale.
Ma la verità è che la differenza sta nella sfumatura, non nel colore.
E il gotico – quello vero – ha sempre un fondo di ironia disperata.
Come certi ex, come certi film in bianco e nero, come certi giorni di pioggia che sembrano messi lì solo per ricordarti che sei viva.
Per ora.
