
C’è questo film, Era Ora, con Edoardo Leo. L’avevo già visto. L’ho rivisto. E stavolta non mi ha solo commossa. Mi ha strattonata per la maglietta (che, tra parentesi, era una di quelle magliette buone, che uno si mette per stare comoda ma finge siano “casual-chic”) e mi ha detto: “Ehi. Sveglia. Lo stai facendo anche tu.”
Lo facciamo tutti, in realtà. Corriamo. Sempre. Corriamo per arrivare. Dove, poi? Non si sa. Ma se non ci muoviamo, ci sentiamo in colpa. Se ci fermiamo, ci sembra di perdere tempo. Se non stiamo facendo almeno tre cose insieme, abbiamo la fastidiosa sensazione di non stare “vivendo al massimo”.
E così… non viviamo affatto.
Nel film, il protagonista si ritrova a saltare avanti nel tempo, ogni giorno un anno dopo. Un incubo. Un’accelerazione feroce, senza controllo. Ogni “salto” è un’occasione persa. Un abbraccio non dato. Una figlia cresciuta senza ricordi in comune. Una moglie amata troppo tardi.
E no, non è solo fantascienza emotiva. È la nostra quotidianità che scivola dalle mani mentre siamo lì a fare liste di cose da fare.
Io, che a volte corro anche nei sogni. Io, che ho imparato tardi a rallentare, e ancora ci casco.
Io, che se guardo le foto di mia figlia da piccola non capisco come sia possibile che adesso sia più alta di me e parli tre lingue.
“Era ora” di fermarmi. Di rivederlo. Di ricordarmi che il tempo non si controlla, non si risparmia, non si ottimizza.
Si vive.
E voi? Correte ancora? O avete capito come si fa a restare?
