Il lusso di non accontentarsi: amare a 53 anni senza chiedere scusa

Perché dovrei rinunciare a ciò che merito in una relazione?

Me lo chiedo spesso, soprattutto quando qualcuno mi guarda con quel mezzo sorriso tra la pietà e l’ironia, come a dire: “Ma davvero, a 53 anni, ancora ci credi?”.

Sì. Ci credo. E non mi vergogno.

Non mi vergogno di volere una relazione che mi faccia sentire viva, scelta, vista. Non mi vergogno di desiderare la complicità, quella che fa ridere di niente e che ti fa pensare “finalmente”. Non mi vergogno se voglio ancora le mani intrecciate, i messaggi del buongiorno, le parole giuste nei giorni storti. Non mi vergogno di cercare qualcuno che sappia restare quando è più facile andare.

Ho amato, ho perso, ho sbagliato, ho imparato. E sono ancora qui. Con la mia età, la mia storia, le mie cicatrici, e il cuore che batte forte quando pensa che sì, da qualche parte, esiste ancora uno spazio dove si può amare senza dover implorare attenzione.

E allora mi chiedo: perché dovrei accontentarmi?

Perché ho passato i cinquanta? Perché il mercato, come dicono certi cinici, è “scarso”? Perché le donne “di una certa età” dovrebbero tenersi stretto quel poco che capita?

No. Io non mi accontento. Non perché abbia pretese assurde, ma perché conosco il mio valore. E se questo valore spaventa, se sembra troppo, allora forse è troppo per chi non ha abbastanza.

Perché se amare davvero è diventato un lusso, io voglio essere il mio bene di lusso.

Lascia un commento