
La mia passione per Klimt comincia da ragazza e quando mi trasferii a vivere da sola a Roma, avevo le riproduzioni delle sue opere più famose anche dentro al bagno (che non è una battuta, c’erano sul serio).
Quando vengo a conoscenza che a Roma ci sarebbe stata una mostra dedicata a lui, ho comprato immediatamente i biglietti e sempre in compagnia di Lù, siamo andate.


Grazie alla mostra “Klimt. La Secessione e l’Italia” l’artista austriaco è tornato in Italia, dove 110 anni fa, dopo aver partecipato alla Biennale di Venezia del 1910, fu premiato all’Esposizione Internazionale dʼArte del 1911.
La cosa interessante è che la mostra ripercorreva le tappe artistiche di Gustav Klimt, sottolineandone il ruolo di cofondatore della Secessione Viennese, raccontando anche il suo rapporto con l’Italia, attraverso i suoi viaggi e i suoi successi espositivi.


Oltre 200 opere tra dipinti, disegni, manifesti d’epoca e sculture, provenienti dal Belvedere Museum di Vienna e dalla Klimt Foundation, e dalla Neue Galerie Graz.
Tra le opere iconiche di Klimt esposte, ho avuto la fortuna di poter ammirare Giuditta I, Signora in bianco, Amiche I (Le Sorelle), Amalie Zuckerkandl, La sposa e Ritratto di Signora.
Ho potuto ammirare anche alcune cartoline autografe che documentano i viaggi in Italia di Klimt. A Ravenna si appassionò ai mosaici bizantini e grazie a Roma e al lago di Garda, l’artista venne ispirato con alcuni suoi paesaggi. Questi viaggi indubbiamente lo aiutarono ad evolversi creativamente.


Mi sono enormemente emozionata quando sono entrata nella sala dove era esposto il dipinto Giuditta I, un’opera intensa, un volto seducente e meraviglioso. Sono rimasta seduta di fronte a questo capolavoro completamente rapita.

Sì, ribadisco, adoro Gustav Klimt perché ogni suo dipinto è un elogio alla donna. Donne consapevoli della propria sensualità e allo stesso tempo piene di grazia anche nelle sue opere più “forti”, e mi rendo conto che nonostante siamo nel 2024 tante cose sono più tabù oggi rispetto ad allora.

Febbraio 2022
