
Due corvi, un messaggio e la sensazione di non essere soli
Due corvi, un giorno speciale e la sensazione di non essere soli.
Non ho mai capito perché nell’immaginario collettivo i corvi siano considerati portatori di sventura, simboli di malaugurio, presenze da temere quasi fossero annunciatori di qualcosa di brutto. Io, al contrario, li ho sempre trovati eleganti, affascinanti, misteriosi, con quel piumaggio nero e lucente, quello sguardo attento e quel modo di muoversi che mi ha sempre trasmesso qualcosa di particolare. Non so spiegare esattamente che cosa, ma non ho mai pensato a loro come a qualcosa di negativo. Ho sempre preferito associarli ai messaggi, ai cambiamenti, a quella parte della vita che non sempre riusciamo a comprendere e che forse non abbiamo nemmeno bisogno di spiegare fino in fondo.
In fondo, nelle storie e nelle mitologie di tante culture, il corvo non è soltanto un simbolo di morte o di oscurità. Nella mitologia norrena, per esempio, Odino aveva due corvi, Huginn e Muninn, il Pensiero e la Memoria, che volavano per il mondo per osservare ciò che accadeva e poi tornavano a raccontarglielo. In alcune tradizioni dei popoli indigeni della costa nord-occidentale del Nord America, invece, il Corvo è protagonista di racconti nei quali porta la luce nel mondo. E allora mi chiedo perché dovremmo continuare a guardare questo animale soltanto attraverso la lente della superstizione, quando la sua storia simbolica è molto più ricca e complessa.
Io, personalmente, ho sempre sentito una particolare attrazione per i corvi e credo nei messaggi, anche in quelli che possono arrivare da chi non è più fisicamente qui con noi. So che non tutti la pensano allo stesso modo, so che ci sarà chi cercherà una spiegazione razionale per ogni cosa e chi sorriderà davanti a queste parole, ma non è questo il punto. Non pretendo di dimostrare niente a nessuno e non ho bisogno che tutti condividano il mio modo di vedere il mondo. Ci sono cose che appartengono alla nostra sensibilità, alla nostra spiritualità e al significato che determinati momenti assumono nella nostra vita.
Oggi, per me, è una giornata particolare. Il 28 ottobre è il giorno in cui è nata mia madre, nel 1946, ma è anche il giorno in cui è morta, nel 2020. Una coincidenza del calendario che rende questa data inevitabilmente diversa da tutte le altre, perché nello stesso giorno convivono la gioia di una nascita e il dolore di un’assenza, il ricordo di una persona che mi ha dato la vita e la consapevolezza di non poterla più abbracciare.
E proprio oggi sto per andare al concerto dei Duran Duran all’Accor Arena, a Parigi. Ci vado da sola, in una città che sto ancora imparando a conoscere, e tornerò a casa stanotte utilizzando i mezzi pubblici. Una cosa che per qualcuno potrà sembrare normalissima, ma che per me rappresenta anche il piacere di continuare a fare esperienze, di muovermi, di scoprire, di concedermi momenti miei, nonostante tutto quello che la vita può portare con sé.
Ero seduta alla stazione della RER, in attesa del treno, quando sono arrivati due corvi. Si sono fermati lì, insieme. Poi uno è ripartito per primo e, poco dopo, lo ha seguito anche l’altro.
Una scena semplicissima, direte voi. Due uccelli che si fermano e poi riprendono il volo, come fanno ogni giorno migliaia di animali. Eppure, in quel momento, la prima cosa che mi è venuta in mente sono stati mia madre e mio padre. Ho pensato a loro, alla protezione, a quella sensazione che a volte si prova quando si sta per affrontare qualcosa da soli e, improvvisamente, ci si sente meno soli di prima.
È stato come se qualcuno mi stesse dicendo: «Vai, siamo con te».
Non so se quei due corvi fossero davvero un messaggio. Non posso saperlo e non ho la pretesa di affermarlo come una certezza. Ma so quello che ho provato in quell’istante, e questo nessuno può portarmelo via. Ho sentito una sensazione bella, rassicurante, come se proprio nel giorno in cui il pensiero di mia madre è più presente, qualcosa fosse arrivato a ricordarmi che posso continuare a vivere, a fare le mie esperienze, a partire, a scoprire posti nuovi, senza che il fatto di essere fisicamente sola significhi necessariamente esserlo in ogni altro senso.
E forse è proprio questo che mi piace dei corvi: il fatto che, mentre tanti li associano alla sventura, io riesca a vederci qualcosa di diverso. Un simbolo di trasformazione, di intelligenza, di mistero, di passaggio da una fase all’altra della vita. Non un annuncio di qualcosa di brutto, ma un invito a guardare avanti, anche quando non sappiamo esattamente che cosa ci aspetta.
Non voglio convincere nessuno che i corvi portino messaggi dall’aldilà, così come non voglio che qualcuno convinca me del contrario. Ognuno ha le proprie convinzioni, il proprio modo di interpretare ciò che gli accade e il proprio rapporto con chi ha amato e non c’è più. Io credo che alcuni legami continuino ad accompagnarci anche quando cambiano forma, e credo che a volte un incontro, un animale, una coincidenza o un piccolo avvenimento possano arrivare nel momento in cui abbiamo più bisogno di sentirci rassicurati.
Oggi non ho ricevuto una risposta a tutte le domande della vita, né una garanzia che tutto andrà sempre bene. Ho semplicemente incontrato due corvi mentre stavo per partire per una serata tutta mia, in una data che porta con sé una storia importante, e ho sentito dentro di me qualcosa che somigliava moltissimo a un abbraccio.
E allora sì, voglio tenermi questa sensazione. Voglio pensare a quei due corvi senza paura, senza superstizioni, senza attribuire loro un significato funesto soltanto perché sono neri. Voglio ricordarli come un’immagine di compagnia, come due presenze che si sono fermate per un momento e poi hanno ripreso il volo, proprio mentre io mi preparavo a fare lo stesso, metaforicamente, con la mia vita.
Stasera andrò al concerto, mi godrò la musica e porterò con me anche il ricordo dei miei genitori. E se durante la serata mi verrà da pensare a mia madre, spero di riuscire a farlo anche con un sorriso, perché il dolore di non averla più accanto non cancella tutto ciò che di lei continua a vivere dentro di me.
Magari per qualcuno sono soltanto due corvi. Per me, oggi, sono stati molto di più.
E no, non ho pensato al malaugurio. Ho pensato all’amore, alla protezione e alla possibilità di continuare a camminare, anche quando dobbiamo farlo da soli.
Perché a volte non abbiamo bisogno di sapere con certezza da dove arrivi un messaggio. Ci basta quello che ci lascia dentro.
E oggi, a me, quei due corvi hanno lasciato una sensazione bellissima: vai, siamo con te.
