Detox Social: Day Three | Una giornata senza social

Day Three: 15 Settembre 2026

Anche questa notte sono andata a dormire tardi, intorno alle due, che non è proprio l’orario ideale se poi alle otto devi essere già in piedi. Il problema è che continuo ad avere qualche difficoltà con il sonno e, quando finalmente mi addormento, non sempre riesco a dormire abbastanza. Così la mattina mi sveglio spesso un po’ stordita, probabilmente proprio perché non ho dormito quanto avrei dovuto, ma oggi, alle otto in punto, a ricordarmi che era iniziata una nuova giornata ci ha pensato Matisse, che ha cominciato a grattare la porta e a miagolare perché aveva fame. E quando Matisse ha fame, evidentemente non esiste il concetto di “aspetta cinque minuti che la mamma si sveglia”.

Mi sono alzata, ho dato da mangiare ai gatti e poi ho iniziato la mia mattina come faccio ormai abitualmente. Ognuno di loro ha il proprio posto dove mangiare e le proprie abitudini, perché con tre gatti, se non organizzi un minimo le cose, è praticamente il caos. Mando, il roscio, mangia separato e soprattutto in alto, e per lui ci sono delle bellissime ciotole di ceramica, leggermente rialzate, che avevo comprato al Disney Store e che hanno gli Aristogatti. Marvel invece è il gatto buono e oggi ha anche pianto un po’ cercando Matsuda. Ogni tanto succede anche a me di guardarmi intorno e avere per un attimo la sensazione di vederlo, salvo poi ricordarmi che non c’è, e questa è una di quelle cose che ormai fanno parte delle mie giornate, anche quando non ne parlo.

Dopo aver sistemato i gatti mi sono preparata il caffè e ho fatto anche il mio piccolo rito del mattino, quello che mi porto dietro da quando vivevo in Italia e che avevo iniziato proprio nei periodi in cui attraversavo momenti difficili, perché mi aiutava a ritrovare un po’ di calma dentro di me. Accendo una candela, rigorosamente con un fiammifero, e poi accendo il palo santo usando la fiamma della candela. Sono quelle piccole abitudini che magari dall’esterno possono sembrare insignificanti, ma che per me hanno un significato preciso e che, anche cambiando casa, Paese e vita, sono rimaste lì.

Con il caffè davanti mi sono quindi messa al computer e ho iniziato a lavorare. Oggi c’erano alcune novità e quindi ho scritto due o tre articoli, ho fatto ricerche, cercato notizie, creato immagini, scritto e programmato. E qui arriva una delle cose che, probabilmente, può sembrare una contraddizione rispetto al mio Detox Social: io non sono sui social, ma il blog continua ad andare avanti. Gli articoli continuano a uscire, semplicemente perché li programmo. Quello che eventualmente vedete pubblicato non significa che io sia lì, in quel momento, a condividere la mia giornata o a stare davanti ai social. Sto semplicemente continuando a lavorare sul mio blog, perché non ho nessuna intenzione di buttare alle ortiche dieci anni di lavoro.

L’ho già fatto una volta e ne ho pagato le conseguenze, perché poi ho dovuto ricominciare praticamente da capo e non voglio ripetere la stessa cosa. Questa volta la mia vita sta prendendo, o deve prendere, una direzione diversa e io non voglio che questo significhi cancellare tutto quello che ho costruito fino a oggi. Posso decidere di non condividere quello che faccio durante la giornata, posso decidere di non raccontare ogni spostamento, ogni pensiero, ogni momento e ogni cosa che mi succede, ma il fatto che io abbia scelto di fermare la condivisione quotidiana sui social non significa che abbia smesso di scrivere, di lavorare o di portare avanti quello che per me è importante.

Anzi, probabilmente proprio in questo momento ho ancora più bisogno di scrivere.

Mentre prendevo il caffè ho anche acceso la televisione e sono finita su YouTube, dove ho visto un video di una psicologa che, devo dire, mi ha aperto un mondo. Parlava di alcune cose che io avevo sempre pensato, ma che per molto tempo avevo considerato sbagliate, come se il problema fosse proprio il fatto che io avessi determinati pensieri. Sentire una professionista dire praticamente le stesse cose che avevo sempre pensato io mi ha fatto scattare immediatamente qualcosa nella testa e, come mi succede spesso, ho pensato che dovevo scriverci un articolo. Io sono fatta così: quando qualcosa mi colpisce, quando mi fa pensare o quando mi apre una prospettiva nuova, non riesco semplicemente a lasciarla lì. Mi viene voglia di approfondirla, di ragionarci sopra e soprattutto di scriverne.

Nel frattempo sono arrivate anche le mie due ore di conversazione in francese, sempre al computer, e ormai anche questo è diventato un piccolo pezzo della mia nuova quotidianità. Tra l’altro il computer che sto usando in Francia è un Chromebook di seconda mano che ho comprato perché il mio computer è ancora in Italia; per quello che l’ho pagato è stato un affare e, per le cose che devo fare, va benissimo, tanto che per certi aspetti è persino più veloce di quello che ho lasciato in Italia. L’unico piccolo particolare è che ha la tastiera francese, quindi oltre a imparare il francese ho dovuto anche imparare a usare una tastiera AZERTY, perché evidentemente una sola difficoltà alla volta sarebbe stato troppo semplice.

Durante la conversazione in francese ho avuto anche un momento in cui mi è venuta un po’ di tachicardia e non sapevo bene come fermarla. Mentre succedeva ho pensato a tante cose che, per il momento, preferisco non raccontare, ma mi è tornato in mente anche un pensiero che in questi giorni mi gira parecchio in testa. Quando una persona racconta una difficoltà, anche una cosa assolutamente normale e umana, sembra che ci sia sempre qualcuno pronto a pensare che lo faccia per farsi compatire, per creare allarmismo o per attirare l’attenzione. Io invece non la penso così. Questa è la vita. La vita non è fatta soltanto di giornate in cui stai bene, di sorrisi, di cose belle e di situazioni che vanno esattamente come vorresti; ci sono momenti in cui non stai bene, momenti in cui sei stanca, momenti in cui hai paura, momenti in cui non sai nemmeno bene cosa ti sta succedendo dentro, e raccontarlo non significa necessariamente chiedere qualcosa agli altri. A volte significa semplicemente riconoscere che è successo.

E forse è proprio questo che non mi piace del modo in cui oggi siamo abituati a mostrarci: sembra quasi che dobbiamo dimostrare continuamente che va tutto bene, che siamo felici, produttivi, organizzati, belli, sorridenti e sempre pronti a raccontare qualcosa di positivo. Io non ci riesco e, sinceramente, non voglio nemmeno farlo. Se una giornata va bene, va bene; se invece c’è un momento in cui non sto bene, non significa che debba trasformarlo in un dramma, ma nemmeno che debba fingere che non esista. Fa parte della vita tanto quanto tutto il resto.

Dopo il corso ho continuato con le mie cose e ho anche pulito il piano a induzione. E qui devo aprire una piccola parentesi sulla vita in Francia, perché ormai ci sono alcune cose che mi fanno sorridere ogni volta che ci penso. Il gas, per esempio, è diventato praticamente una specie in via d’estinzione, un po’ come il bidet, e io che sono abituata ai fornelli a gas devo dire che l’induzione mi sta conquistando. Non tanto per il fatto di cucinare, quanto per la pulizia: con il gas devi togliere le griglie, pulire i fornelli, passare dappertutto e poi rimettere tutto a posto, mentre con l’induzione passi una cosa sopra e hai finito. Per una persona che deve anche gestire tre gatti, direi che ogni cosa che permette di pulire più velocemente merita automaticamente un punto in più.

A pranzo mi sono fatta una cosa semplice, pasta con burro e parmigiano, accompagnata da un cordon bleu e poi una prugna. E anche qui ho avuto la conferma che i cordon bleu francesi sono completamente diversi da quelli a cui ero abituata in Italia: proprio un’altra cosa. Non so nemmeno spiegare esattamente perché, ma quando mangio queste cose mi rendo conto di quanto, anche attraverso il cibo, ci si accorga delle differenze tra un Paese e l’altro.

Nel corso della giornata alcune mie amiche mi hanno scritto per sapere come stavo e abbiamo scambiato qualche messaggio. E questa è un’altra cosa che mi sembra importante raccontare, perché il mio Detox Social non è un detox dalle persone. Non significa che io abbia deciso di sparire, di non parlare più con nessuno o di chiudermi completamente nel mio mondo. Le persone che fanno parte della mia vita continuano a esserci e io continuo a esserci per loro; semplicemente, in questo momento, non sento il bisogno di raccontare pubblicamente ogni cosa che succede.

Ho mandato anche altri curriculum, perché anche la ricerca di lavoro continua e, naturalmente, continua anche tutto quello che riguarda la mia vita concreta. Il fatto di non essere sui social non significa che il resto si sia fermato. Anzi, probabilmente è proprio il contrario: mentre non condivido quello che faccio, continuo a fare moltissime cose.

Tra una cosa e l’altra ho anche letto un po’. In Francia non ho libri fisici e questa è una cosa che mi pesa molto più di quanto pensassi. In Italia avevo tre librerie piene di libri e, prima di partire, ho dovuto regalarli; forse ne sono rimasti tre o quattro, ma sono ancora lì, in Italia. Mi sono quindi adattata agli e-book e ormai leggo dal telefono, anche se non è assolutamente la stessa cosa. Oggi ho letto un po’ di un libro di cui, però, parlerò più avanti, perché voglio prima finirlo e poi raccontarlo con calma.

Nel pomeriggio mi sono concessa anche un piccolo avanzo del giorno prima: era rimasto un donut della scatola speciale che avevo comprato e l’ho mangiato con del succo d’arancia. Poi ho spruzzato un po’ del mio spray alla melatonina e alla lavanda, cercando di rilassarmi un po’, anche se a volte penso che per certe cose ci vorrebbe qualcosa di decisamente più forte. Poco dopo ho guardato un altro video su YouTube dalla televisione e quello, invece, mi ha fatto piangere tutte le lacrime che avevo. E così ho pianto, semplicemente, senza cercare una spiegazione particolare e senza dover trasformare anche quello in qualcosa da raccontare immediatamente a qualcuno.

Poi ho raccolto i panni asciutti, ho sistemato un po’ casa e ho pensato alla cena. Alla fine ho preparato una frittata con la mozzarella, una cosa che mangiavo quando ero ragazza e che oggi mi è tornata voglia di mangiare. È curioso come a volte siano proprio le cose più semplici a riportarti indietro nel tempo, senza che tu lo abbia programmato.

Nel frattempo, naturalmente, c’erano sempre loro, i gatti, che in una casa con tre animali riescono tranquillamente a trasformare qualsiasi routine in un lavoro a tempo pieno. Avevo già tolto le prime cacche dalla lettiera, perché soprattutto Marvel, se la lettiera non è pulita, riesce a combinare disastri in giro per casa e quindi bisogna tenerla sotto controllo. Ho fatto andare anche Giancazzo, il robot aspirapolvere, perché con tre gatti una passata al giorno non è sempre sufficiente e spesso bisogna farlo partire anche due volte. Insomma, magari io non sto pubblicando la mia vita sui social, ma questo non significa che a casa mia non succeda niente.

Anzi.

Succede di tutto.

La differenza è che adesso non sento più la necessità di trasformare ogni cosa in una storia, una fotografia, un aggiornamento o un contenuto da condividere immediatamente. Posso semplicemente vivere quello che sto vivendo e, se poi qualcosa mi rimane dentro e sento il bisogno di raccontarlo, posso farlo con calma, quando sono io a decidere che è arrivato il momento.

Ed è probabilmente questa la parte del Detox Social che sto iniziando a capire meglio proprio adesso, al terzo giorno. Non sto facendo un detox dalla tecnologia, perché continuo a usare il computer, YouTube, internet e tutto quello che mi serve per lavorare e per vivere la mia quotidianità. Non sto facendo un detox dalle persone, perché continuo a parlare con le mie amiche, a mandare messaggi, a cercare lavoro e a occuparmi delle cose che devo fare. E non sto nemmeno facendo un detox dalla scrittura, perché continuo a scrivere articoli, continuo a pensare, continuo a cercare informazioni e continuo ad avere mille idee che mi vengono voglia di mettere nero su bianco.

Quello da cui mi sto prendendo una pausa è il bisogno di raccontare continuamente la mia vita mentre la sto vivendo.

E forse è proprio questo il punto.

Perché una cosa è scrivere una giornata come questa alla fine, quando è passata, quando posso fermarmi e riguardarla nel suo insieme, con i momenti belli, quelli più strani, quelli in cui ho riso, quelli in cui ho avuto pensieri che non voglio raccontare e persino quelli in cui ho pianto davanti a un video. Un’altra cosa è sentire di dover condividere tutto nel momento esatto in cui succede, come se un momento avesse meno valore se non viene visto da qualcun altro.

Io, almeno per adesso, non ne sento più il bisogno.

E questa giornata, che sulla carta potrebbe sembrare semplicemente una giornata qualunque fatta di gatti da sfamare, lavoro, francese, curriculum, pulizie, caffè, una frittata con la mozzarella, qualche lacrima e un po’ di lettura, in realtà mi ha fatto capire ancora una volta che non c’è niente di male nelle giornate normali. Non devo necessariamente trasformare ogni momento in qualcosa di straordinario e non devo necessariamente mostrare tutto quello che faccio perché abbia un significato.

Posso semplicemente viverlo.

E poi, magari, la sera, sedermi sul divano e raccontarlo.

Quello sì.

Quello continuo a volerlo fare, perché scrivere mi piace, mi serve e, soprattutto, in questo periodo ne ho bisogno. Ma tra scrivere e condividere tutto quello che faccio c’è una differenza enorme, e forse questi giorni servono proprio a capire quanto sia grande quella differenza.

Adesso vediamo se riesco davvero ad andare a dormire presto, perché domani vorrei svegliarmi molto presto e andare a fare una passeggiata: proprio davanti casa c’è un bosco e ho voglia di uscire, camminare un po’ e vedere dove porta.

Per il resto, il Detox Social continua.

Day Three è finito.

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