
Faccio finta di niente, continuo le mie giornate, mando curriculum, scrivo sul blog, rispondo ai messaggi, mi occupo delle cose che devo fare e cerco comunque di riempire le giornate, perché in qualche modo bisogna andare avanti anche quando dentro si ha la sensazione di essere completamente fermi. Da fuori probabilmente non si vede nulla di quello che sta succedendo, perché continuo a fare quello che posso, continuo a parlare, a scrivere, a progettare, a cercare soluzioni e a provare a convincermi che prima o poi questa fase passerà, come sono passate tante altre cose prima di questa.
Però ci sono giorni in cui questa forza comincia a pesare e mi accorgo che sono stanca non tanto di fare le cose, ma di dover continuamente trovare dentro di me il modo per reggere tutto quello che sento. Sono stanca di pensare, di aspettare, di farmi domande, di cercare di capire quello che non posso capire e soprattutto di dover ogni volta ricominciare da capo e convincermi che devo avere ancora un po’ di pazienza.
E in questo momento mi sto rendendo conto di una cosa che forse faccio fatica persino a dire ad alta voce, perché non è che io non abbia nessuno. Ci sono persone con cui posso parlare, ci sono telefonate, ci sono messaggi, ci sono parole che arrivano e che mi fanno bene e che apprezzo davvero, ma arriva un momento in cui tutto questo non basta più. Perché puoi parlare per ore con qualcuno e sentirti comunque lontanissima da quella persona e puoi leggere un messaggio bellissimo e sorridere mentre lo leggi, ma poi mettere giù il telefono e ritrovarti esattamente con lo stesso bisogno di prima.
Ci sono momenti in cui non hai bisogno di altre parole e nemmeno di qualcuno che ti dica che passerà, perché magari passerà davvero e magari un giorno guarderò tutto questo da una distanza diversa, ma adesso non ho bisogno di sapere come finirà. Ho bisogno di qualcuno che ci sia mentre ci sono dentro.
Ho bisogno di una presenza vera, di qualcuno accanto a me, di poter appoggiare la testa da qualche parte e per una volta non dover essere quella che tiene tutto insieme, quella che cerca una soluzione, quella che dice che va bene, quella che continua comunque. Vorrei soltanto poter stare in silenzio, magari piangere anche, senza dover spiegare niente e senza sentirmi dire cosa dovrei fare per stare meglio, perché a volte non c’è niente da sistemare in quel preciso momento, c’è soltanto una persona che è stanca e che avrebbe bisogno di essere stretta.
E non significa che io non sia forte, anzi forse proprio perché ho passato così tanto tempo a cercare di esserlo mi sono resa conto che anche la forza ha un limite e che chiedere una presenza non significa chiedere a qualcuno di salvarmi. Io non voglio essere salvata da nessuno, non voglio che qualcuno risolva quello che sto vivendo e non voglio nemmeno che qualcuno si senta responsabile del mio dolore. Vorrei soltanto, ogni tanto, non sentirmi costretta a portarlo tutto da sola.
Perché ci sono momenti in cui una telefonata non basta più e un messaggio non basta più, non perché non siano importanti, ma perché arriva un punto in cui hai bisogno di sentire una persona respirare accanto a te, di avere due braccia intorno, di poter chiudere gli occhi e restare lì qualche minuto senza dover pensare a cosa succederà domani.
E forse è proprio questo che vorrei riuscire a dire senza che venga frainteso. Non sto chiedendo compassione, non sto dicendo che non ce la faccio e non sto cercando qualcuno che venga a salvarmi. Sto dicendo che in questo momento avrei bisogno di essere abbracciata davvero.
Perché io continuerò ad andare avanti, come posso e con le forze che ho, anche nei giorni in cui sembrerà tutto più difficile. Ma ci sono momenti in cui avrei bisogno che, mentre lo faccio, qualcuno mi stringesse abbastanza forte da farmi sentire che non devo per forza essere sola dentro tutto questo.
