Disneyland Paris non è Disney? Il video virale delle creator americane e il grande equivoco culturale

Ogni tanto basta un reel di pochi secondi per riaccendere una discussione che, in realtà, esiste praticamente da quando Disneyland Paris ha aperto i suoi cancelli nel 1992, e questa volta a far parlare sono state due creator americane che, durante la loro visita al resort francese, hanno realizzato un video elencando tutte quelle cose che, secondo loro, renderebbero Disneyland Paris “non abbastanza Disney” rispetto ai parchi degli Stati Uniti.

Il video è chiaramente costruito con un tono ironico, anche se quella sottile linea che separa la battuta dal pensiero reale lascia inevitabilmente spazio a interpretazioni diverse, soprattutto perché molte delle osservazioni fatte sono stereotipi che si sentono ripetere da anni da una parte del pubblico americano.

Tra le frasi che hanno attirato maggiormente l’attenzione ce n’è una che, lo ammetto, mi ha fatto sorridere e allo stesso tempo riflettere: secondo loro Disneyland Paris sarebbe strano perché “non si può mangiare sopra i bidoni della spazzatura”.

Detta così sembra quasi una presa in giro, ma in realtà dietro questa frase esiste una spiegazione molto semplice. Nei parchi americani, infatti, è diventata una vera e propria tradizione appoggiare il vassoio sul coperchio dei cestini, che sono progettati con una superficie piatta e vengono utilizzati come piccoli tavolini improvvisati quando non si trovano posti a sedere. Per chi frequenta regolarmente Walt Disney World o Disneyland Resort è un gesto normalissimo, tanto da essere diventato un piccolo meme della cultura Disney americana, mentre per un visitatore europeo l’idea di mangiare sopra un cestino della spazzatura continua a sembrare piuttosto insolita.

Un’altra osservazione riguarda il fatto che a Disneyland Paris si vedrebbero molte meno persone indossare le classiche orecchie di Topolino rispetto ai parchi americani, ed effettivamente questa è una differenza che chiunque abbia visitato entrambe le destinazioni può notare facilmente, anche se attribuirle un significato particolare rischia di essere un errore.

Negli Stati Uniti vivere una giornata Disney è spesso un vero e proprio evento, con outfit coordinati, magliette personalizzate, DisneyBound, accessori acquistati mesi prima della partenza e un entusiasmo che viene mostrato senza alcun timore, mentre il pubblico europeo, per ragioni culturali, tende generalmente a esprimere la stessa passione in maniera più discreta. Questo, però, non rende l’esperienza meno autentica e soprattutto non rende Disneyland Paris meno Disney.

Anzi, è curioso che proprio questo tipo di confronto venga fatto parlando del parco che, più di qualunque altro al mondo, rappresenta la visione artistica che Walt Disney avrebbe probabilmente apprezzato di più, grazie a un livello di dettaglio architettonico, paesaggistico e narrativo che ancora oggi viene preso come riferimento dagli Imagineer di tutto il mondo.

Forse il vero equivoco nasce proprio da qui: molti visitatori americani sono abituati a identificare “l’esperienza Disney” con ciò che conoscono a casa loro, dimenticando che ogni resort nasce per adattarsi alla cultura del Paese che lo ospita. Disneyland Paris non è una copia di Walt Disney World e non ha mai avuto l’obiettivo di esserlo; è stato progettato pensando ai gusti, alle abitudini e alla sensibilità del pubblico europeo, pur mantenendo intatto tutto ciò che rende Disney… Disney.

Alla fine quel reel, più che dimostrare che Disneyland Paris sarebbe diverso, dimostra semplicemente quanto siano diverse le aspettative dei visitatori. Per qualcuno mangiare su un cestino o vedere tutti con le Mickey Ears rappresenta la normalità; per altri, invece, la magia passa attraverso l’architettura di Main Street, il Castello della Bella Addormentata nel Bosco, le musiche, l’attenzione ai dettagli e quell’atmosfera che, indipendentemente dal continente in cui ci si trova, continua a far sentire milioni di persone come se fossero tornate bambine.

Ed è forse proprio questa la parte più interessante di tutta la vicenda: Disneyland Paris non deve dimostrare di essere uguale ai parchi americani per essere un vero parco Disney, perché la magia non si misura dal numero di persone che indossano le orecchie di Topolino o da dove si appoggia un vassoio per mangiare, ma dalla capacità di far vivere emozioni che, da oltre trent’anni, continuano a far innamorare ospiti provenienti da ogni parte del mondo.

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