
Trasferirsi in un altro Paese significa anche convivere con quei momenti surreali che nessuno racconta davvero, quelli in cui sei convinta di parlare normalmente e invece dalla tua bocca esce una frase che sfida qualsiasi regola grammaticale conosciuta.
È successo anche a me ieri sera quando, arrivata all’ingresso del ristorante, con la tranquillità di chi pensa di aver finalmente imparato come si prenota un tavolo all’estero, ho sorriso e ho detto: “I have une réservation”. Solo qualche secondo dopo ho realizzato che avevo appena creato una lingua completamente nuova, un perfetto miscuglio tra inglese e francese che probabilmente non esiste in nessun libro di testo ma che, in quel momento, al mio cervello sembrava assolutamente logico.
La cosa divertente è che fino a poco tempo fa il problema era l’esatto contrario, perché mi parlavano in francese e io, senza neanche accorgermene, rispondevo automaticamente in inglese, come se il mio cervello avesse deciso che, sentendo una lingua straniera, qualsiasi altra lingua straniera andasse bene lo stesso. Evidentemente sta attraversando una fase creativa e ha deciso di improvvisare.
Credo sia una tappa quasi obbligatoria per chi vive all’estero, perché a forza di ascoltare, studiare, leggere cartelli, parlare con le persone e passare continuamente da una lingua all’altra, a un certo punto tutti i vocaboli finiscono nello stesso cassetto e vengono pescati a caso, senza alcun criterio apparente. Tu sei convinta di aver costruito una frase perfetta e invece hai appena inventato un idioma che nessuno aveva mai sentito prima.
Il bello è che ormai non mi vergogno nemmeno più di questi piccoli scivoloni, anzi, mi fanno sorridere perché sono il segno che sto vivendo davvero questa esperienza e che, anche se inciampo tra una parola e l’altra, ogni giorno aggiungo un pezzetto in più al mio percorso. Del resto nessuno nasce parlando una lingua straniera e gli errori fanno parte del viaggio almeno quanto le soddisfazioni.
Ora, però, sto aspettando il livello successivo, quello che temo arriverà molto presto: il momento in cui inglese e francese verranno affiancati anche dall’italiano… rigorosamente condito dal pescarese. A quel punto immagino già la faccia dei Cast Member davanti a una richiesta del tipo: “Bonjour, I need nu cafè al volo, merci!”, e credo che sarà lì che potrò dire di aver davvero creato un linguaggio internazionale tutto mio.
In fondo vivere all’estero è anche questo: imparare, sbagliare, ridere di se stessi e riprovarci il giorno dopo, perché ogni parola pronunciata, anche quella più improbabile, racconta un pezzo del cammino che si sta facendo.
