
Tre anni possono farti credere che alcune battaglie siano finite, che certi ricordi appartengano ormai al passato e che quello che un tempo ti terrorizzava sia rimasto chiuso in un cassetto della tua vita destinato a non riaprirsi più. Succede quasi senza accorgersene: ricominci a fidarti di te stessa, del tuo corpo, della tua mente, affronti cambiamenti enormi, traslochi, problemi, responsabilità, ricostruisci un’esistenza pezzo dopo pezzo e, giorno dopo giorno, finisci per convincerti che il mostro abbia finalmente smesso di seguirti.
Poi arriva un giorno qualsiasi.
Un giorno che non aveva nulla di diverso dagli altri, almeno fino a quel momento, e all’improvviso lui decide di ripresentarsi, senza il minimo preavviso, senza concederti il tempo di capire cosa stia succedendo, ricordandoti con una violenza incredibile che certe paure non chiedono il permesso prima di entrare.
Quello che ho provato oggi non riesco nemmeno a descriverlo fino in fondo, perché non è stata semplicemente paura. La paura la conosciamo tutti, ma quello che è successo è qualcosa di diverso, qualcosa che ti fa sentire improvvisamente estranea a te stessa, come se il tuo corpo fosse rimasto lì mentre tu fossi stata trascinata da un’altra parte, incapace di riconoscerti, incapace di capire se quello che stai vivendo sia reale oppure no, con quella terribile sensazione di guardare il mondo da lontano e di non riuscire più a rientrare dentro di te.
Ed è stato proprio questo a terrorizzarmi.
Perché dopo tre anni non me lo aspettavo più. Avevo quasi dimenticato quella sensazione, avevo ricominciato a vivere senza il timore che potesse tornare da un momento all’altro, avevo abbassato la guardia, convinta che quella fosse ormai una pagina chiusa della mia vita, e invece è bastato un attimo per ritrovarmi di nuovo lì, con la stessa identica domanda che anni fa mi facevo in continuazione: e se questa volta non passasse?
Chi non ha mai vissuto qualcosa del genere probabilmente penserà che sia difficile capire perché faccia così paura, ma il problema non è soltanto quello che senti, è quello che pensi mentre lo stai vivendo. Hai davvero l’impressione di perdere il controllo, di non riconoscerti più, di non sapere se riuscirai a tornare quella di pochi minuti prima, e in quei momenti il tempo sembra fermarsi, ogni secondo diventa infinito e l’unica cosa che desideri è ritrovare te stessa.
Quando tutto è finito non mi sono sentita sollevata.
Mi sono sentita svuotata.
Come se qualcuno mi avesse tolto ogni energia, lasciandomi addosso una stanchezza che non ha nulla a che vedere con quella fisica, insieme alla paura che possa succedere ancora, domani, tra una settimana o tra un anno, perché quando il mostro torna dopo così tanto tempo ti ricorda una cosa che avresti preferito dimenticare: nessuno può sapere quando deciderà di rifarsi vivo.
Scrivo queste parole perché troppo spesso sui social si raccontano solo le giornate belle, quelle in cui si sorride, si viaggia, si festeggia un traguardo o si condivide una buona notizia, mentre i giorni come questo restano chiusi nel silenzio, quasi ci fosse qualcosa di cui vergognarsi.
Io oggi non mi vergogno.
Oggi ho avuto paura.
Una paura vera, profonda, di quelle che ti lasciano addosso il dubbio di non essere più la persona che eri qualche minuto prima.
E forse domani andrà meglio, forse il mostro sparirà di nuovo per altri anni oppure tornerà quando meno me lo aspetterò. Oggi, però, non voglio fingere che sia stato tutto sotto controllo, non voglio raccontare una storia con un finale rassicurante solo perché è quello che gli altri si aspettano di leggere.
Oggi voglio semplicemente lasciare qui la verità di una giornata che mi ha ricordato quanto possiamo essere fragili, anche quando pensiamo di esserci lasciati tutto alle spalle.
