
Non mi sono svegliata una mattina e ho aperto un blog
Ogni tanto percepisco una domanda che rimane sospesa tra le righe, soprattutto quando qualcuno arriva qui per la prima volta, legge un articolo sui parchi, su Disneyland, sui viaggi costruiti con precisione quasi chirurgica, e si chiede (magari senza malizia, magari solo per legittima curiosità) chi sia davvero la persona che scrive e da dove arrivi quella sicurezza nel parlare di flussi, organizzazione, strategie di visita, dinamiche familiari, scelte pratiche che fanno la differenza tra una vacanza che funziona e una che si trasforma in un campo di battaglia.
La risposta non è breve, non è lineare e soprattutto non è improvvisata.
Non mi sono svegliata una mattina decidendo di aprire un blog come si decide di iniziare una dieta il lunedì o di iscriversi in palestra a gennaio; Blodiario è il risultato di anni di viaggi fatti con una bambina piccolissima, di notti passate a scrivere quando lei finalmente dormiva, di treni persi e recuperati, di hotel scelti con attenzione maniacale, di mappe studiate come fossero appunti universitari, di errori che sono diventati metodo.
Avevo una figlia di nove mesi quando ho iniziato a viaggiare da sola con lei, in un periodo in cui molte donne (comprensibilmente) si chiedevano se fosse possibile, se fosse prudente, se fosse sostenibile; io non avevo certezze teoriche da esibire, avevo soltanto una convinzione profonda: la maternità non avrebbe dovuto cancellare la mia voglia di mondo, e la paura non avrebbe dovuto diventare la regista delle nostre scelte.
Viaggiare in quelle condizioni non era romantico, non era instagrammabile, non era nemmeno particolarmente riposante; era faticoso, concreto, a tratti estenuante, ma incredibilmente vivo, ed è proprio in quella fatica che ho iniziato a osservare tutto con l’occhio che ancora oggi mi accompagna: come si muovono le persone, come si organizzano gli spazi, come si distribuiscono i flussi, perché una struttura funziona e un’altra no, dove si perde tempo e dove invece lo si guadagna.
Scrivevo già prima che Blodiario avesse un nome, nei primi anni Duemila, quando i blog erano luoghi personali e quasi selvaggi, quando non esistevano strategie SEO e non si parlava di piani editoriali, ma soltanto di voce; scrivevo perché avevo letto un libro di Francesca Mazzucato che raccontava proprio quel mondo e avevo capito che la scrittura online poteva essere una casa, uno spazio di autenticità, non una vetrina.
Nel 2016 ho deciso che quella voce meritava un posto tutto suo, e così è nato Blodiario, non con l’obiettivo di diventare qualcuno ma con l’intenzione molto più semplice e radicale di tendere una mano a chi mi scriveva dicendo: “Vorrei viaggiare con mio figlio, ma ho paura di non farcela”.
Scrivevo per quelle persone, per dire che sì, è complicato, sì, richiede organizzazione, sì, comporta imprevisti, ma si può fare, e si può fare bene, senza sacrificare la qualità dell’esperienza e senza trasformarsi in martiri della logistica.
Negli anni sono arrivate collaborazioni, inviti, interviste, riconoscimenti ufficiali come l’ingresso nel programma Insidear Disney nel 2018, ma ciò che mi ha dato più soddisfazione non è stato il badge o l’evento stampa, bensì quel momento preciso in cui, parlando con un direttore marketing di un altro parco di portate orarie e gestione degli spazi, mi sono sentita dire: “Tu sai di cosa stai parlando”, perché quella frase non riguardava la visibilità, riguardava la competenza costruita sul campo.
Io i parchi non li conto, li studio; non mi interessa dire quante volte ci sono stata, mi interessa capire perché un sistema regge, perché un’organizzazione funziona, come aiutare una famiglia a ottimizzare tempo, energie e aspettative, ed è per questo che per anni ho risposto gratuitamente a messaggi, vocali, email, aiutando persone che non avevo mai visto a costruire viaggi che poi mi raccontavano come indimenticabili.
Poi la vita ha rallentato il ritmo, con problemi di salute e un silenzio che è stato necessario, e oggi comprendo che non tutti conoscano la strada percorsa prima di arrivare qui; ma Blodiario non è un’idea nata all’improvviso, è una stratificazione di esperienze, di studio, di scrittura, di maternità vissuta senza retorica, di cadute e ripartenze.
Dietro ogni articolo non c’è soltanto un’opinione, c’è un metodo costruito nel tempo e una convinzione che non è mai cambiata: la paura non deve decidere al posto nostro.
E se sono tornata a raccontare con costanza è perché quella spinta iniziale (dire agli altri “si può fare”) non si è mai spenta, ha solo accumulato chilometri, consapevolezza e una voce ancora più ferma.
