
Quando ami Bridgerton… e ti ritrovi davanti la brutta copia di Cenerentola
Ci sono delusioni che arrivano piano, come una pioggia leggera che all’inizio ti sembra romantica, e poi ti rendi conto che sei fradicia, infreddolita e con le scarpe da buttare. La prima parte della stagione 4 di Bridgerton, per me, è stata esattamente così.
E lo dico con il cuore in mano e il corsetto ben stretto: amo Bridgerton. Amo i suoi colori irreali, la musica pop travestita da quartetto d’archi, le madri invadenti, i balli interminabili, le dichiarazioni d’amore sotto lampadari improbabili. Amo persino quando esagera, quando si prende gioco dei cliché, quando mescola romanticismo e ironia come solo lei sa fare. Ma stavolta no. Stavolta mi sono ritrovata a guardare lo schermo con quella sensazione fastidiosa del “tutto già visto”, solo peggio.
Perché sì, lo sappiamo tutti: questa stagione prende ispirazione da Cenerentola. Il problema non è l’ispirazione. Il problema è quando l’ispirazione diventa una fotocopia sbiadita, senza il guizzo, senza la fame emotiva, senza quell’eccesso melodrammatico che Bridgerton di solito sa maneggiare benissimo. La storia di Benedict e Sophie, sulla carta, aveva tutto: il ballo mascherato, l’incontro fatale, la separazione, la ricerca ossessiva, il lieto fine. Elementi classici del romance, certo, ma qui sono così prevedibili da sembrare scolpiti nella pietra, e la tensione emotiva che di solito ti tiene incollata allo schermo è diventata un sottile filo di seta che si spezza al primo colpo di vento.
E allora sì, si può dire che la stagione faccia il suo mestiere. Visivamente è ancora sontuosa, i costumi sono un tripudio di stoffe e colori, la colonna sonora fa il suo lavoro emotivo, la chimica tra i protagonisti c’è.
Tutto impeccabile, tutto elegante. Eppure, guardandola, ti resta quella strana sensazione di vuoto controllato, come se la serie stesse eseguendo bene tutti i passaggi senza mai rischiare nulla, senza mai sporcarsi le mani, senza mai sorprendere davvero. È un po’ come quando prepari un dolce perfetto alla vista, ma il primo boccone ti fa pensare: “Sì… e poi?”
La critica lo ha detto in modo educato, usando parole come “generally favorable”, “piacevole ma non rivoluzionaria”. Io lo dico in modo più onesto: Bridgerton 4 gioca sul sicuro e perde coraggio. Alcune sottotrame sembrano messe lì solo per dovere, senza sviluppi reali, e anche Benedict, che avrebbe dovuto essere il cuore pulsante di questa stagione, appare meno complesso, meno vivo, meno rischioso di quanto avrei voluto.
E se in passato la serie aveva il coraggio di affrontare tematiche come desiderio, identità, segreti, ora sembra accontentarsi di mettere in scena il solito schema da fiaba, bello da vedere ma prevedibile da morire.
E forse è proprio questo il punto che mi ha ferita di più: Bridgerton, quando funziona, osa. Qui invece si accontenta. Si appoggia a una fiaba arcinota, la riveste bene, la illumina come si deve… ma dimentica di farla bruciare. Non c’è la scintilla che ti fa sospirare o piangere, quella vertigine emotiva che ti fa pensare “ok, sì, voglio restare qui ancora un po’”.
Il risultato? Una prima parte di una stagione che si guarda senza fatica, scorrevole, mai davvero noiosa, ma che una volta finita ti lascia quella sensazione tremenda del “tutto qui?”. E per una serie che mi ha fatto sospirare, arrabbiare, emozionare e commentare compulsivamente sui social, è quasi un tradimento.
Il ritmo è lento in alcuni punti, le scene emotive sembrano calcolate più che vissute, e persino il finale (parliamo sempre della prima parte) resta tiepido, come un tè annacquato.
Persino i critici professionali, educati e imparziali, lo hanno notato: “piacevole ma non rivoluzionaria”, “buona ma prevedibile”.
E allora sì, resto delusa. Ma resto anche affezionata, perché non puoi smettere di amare Bridgerton: ci torni perché è bella da vedere, perché è elegante, perché ogni tanto ti regala qualche battuta sorprendente o uno sguardo intenso. Aspetto la seconda parte, sperando in un colpo di reni, un guizzo improvviso, qualcosa che faccia dire “ok, ora sì”. Ma nel frattempo resto qui, con la mia delusione composta, a pensare che anche le grandi storie d’amore hanno stagioni stanche, e che persino una fan sfegatata può ammetterlo senza smettere di amare.
Con un po’ più di amarezza.
E senza la scarpetta di cristallo. 💔✨
