
“Ma quindi… cos’è un blog?”
(e perché il mio non serve a vantarmi di mia figlia)
Il blog esiste dal 2016.
A gennaio compie 10 anni.
Dieci.
Che, tradotto dal linguaggio di Internet, significa:
è sopravvissuto ai “il blog è morto”, agli algoritmi che cambiano idea ogni tre settimane e a chi ancora oggi mi chiede se “non facevo prima un Reel”.
Eppure, nonostante dieci anni di attività, c’è una cosa che continua a sorprendermi:
molte persone che conosco, purtroppo, non hanno ancora capito cos’è un blog.
Lo capisco ogni volta che le incontro in giro.
👉 “Ah ma scrivi ancora?”
👉 “Ma lo leggono?”
👉 “Un blog? Ma esistono ancora?”
Sorrido.
Dentro, però, sto scegliendo quale forma di sarcasmo usare per non risultare maleducata.
Quindi oggi facciamo chiarezza.
Una volta per tutte.
Cos’è un blog (spoiler: non è un hobby)
Un blog non è:
un passatempo carino
un diario segreto in versione digitale
un social scritto lungo
“una cosa che fai nel tempo libero”
Un blog è:
uno spazio editoriale
una casa digitale
una voce che non deve piacere a tutti
un archivio di contenuti che restano, anche quando il trend passa
Nel blog non inseguo l’algoritmo.
Non ballo.
Non urlo in maiuscolo per farmi notare.
Scrivo.
E chi vuole, legge.
Chi arriva su un blog:
sceglie di esserci
si prende tempo
non scorre: rimane
E chi rimane, spesso torna.
Ed è lì che nasce una relazione vera, non un like distratto messo mentre si aspetta il caffè.
E no: questo blog non serve a lodare mia figlia
C’è poi un altro commento ricorrente, quello che mi fa inclinare la testa di lato:
👉 “Vabbè, ma è un blog per celebrare tua figlia.”
👉 “È una vetrina personale.”
NO.
Proprio no.
Questo blog non nasce per lodare, pubblicizzare o santificare mia figlia.
Non è un altarino.
Non è un curriculum mascherato.
Non è “guardate quanto siamo brave”.
Questo blog nasce per essere utile
È pensato per:
genitori preoccupati per il futuro dei propri figli
genitori pieni di domande
ragazzi e ragazze che sognano di lavorare in Disney e non sanno da dove cominciare
Quando parlo di Disney, di parchi, di eventi, non sto dicendo:
❌ “Guardate dove siamo andate”
Sto dicendo:
✔️ “C’è questo parco”
✔️ “C’è questo evento”
✔️ “C’è questa opportunità”
✔️ “Ecco di cosa si tratta, se vuoi andarci anche tu”
Racconto percorsi.
Spiego come funzionano le cose.
Metto ordine dove spesso c’è solo fumo.
Raccontare un’esperienza non è vantarsi
Usare un’esperienza reale serve a:
chiarire
orientare
evitare illusioni
risparmiare tempo ed errori a chi legge
Mia figlia non è il contenuto.
È il punto di partenza per parlare di:
scelte
studio
lavoro
possibilità concrete
fatica vera
Non vendo sogni.
Racconto fatti.
Perché continuo a scrivere su un blog
Perché non voglio:
comprimermi in 15 secondi
semplificarmi per piacere
dipendere dall’umore di una piattaforma
Scrivo perché il blog mi somiglia.
E perché chi mi legge non cerca intrattenimento vuoto, ma parole che abbiano un senso.
In conclusione (per chi è arrivato fin qui)
Un blog non è morto.
È selettivo.
Non urla.
Non corre.
Non insegue.
Aspetta.
E chi deve arrivare, arriva.
Dieci anni non sono nostalgia.
Sono resistenza.
E se anche solo:
un genitore si sente meno solo
un ragazzo capisce da dove cominciare
allora sì.
Scrivere, oggi, ha ancora un valore enorme.

Qualunque cosa siano, viva i blog!
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Il mio blog invece a breve diventerà maggiorenne, perché l’ho aperto nel Luglio 2008. E quindi subito prima del boom di Facebook, che avvenne nel Settembre 2008 (almeno in Italia): me lo ricordo bene perché avevo appena cominciato l’università, e nelle aule della facoltà tutti la descrivevano come la novità del secolo. E in effetti i social (di cui Facebook è stato il capostipite) sono stati davvero la novità del secolo, perché hanno rivoluzionato le relazioni interpersonali, l’economia, la società nel suo complesso. E sì, hanno anche mandato in crisi i blog. Tuttavia, la transumanza degli internauti dai blog ai social non è avvenuta subito, e lo vedo dai dati del mio blog: infatti fino al 2023 incluso ogni mio post riceveva un numero considerevole di visualizzazioni, Mi piace e commenti, poi dal 2024 in poi questo risultato non l’ho raggiunto quasi mai, neanche quando pubblicavo un post oggettivamente bello e curato. Lo stesso vale per gli altri bloggers, perché è appunto dal 2024 in poi che WordPress si è svuotato (e presumo che ciò sia avvenuto anche nelle altre piattaforme di blogging). Io però continuo a frequentarlo, per il motivo che ti avevo già scritto nel commentare un tuo post precedente (https://blodiario.wordpress.com/2025/07/29/perche-ho-scelto-bluesky-e-mastodon-per-il-blog-e-perche-funzionano-meglio-dei-social-piu-noti/): perché qua su WordPress quasi tutti i giorni mi imbatto in un post di altissima qualità, ed è soprattutto per non perdermi queste perle che ho deciso di rimanere su questa piattaforma
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È dura continuare a scrivere, ma io sono fortemente convinta che la “bolla” di reel e affini prima o poi scoppierà e rimarrà chi scrive ❤️
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Cosa ti fa pensare che i reel siano una moda destinata a finire?
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