Pretty Woman e il meme virale: la storia di uno che “va a …” e di una società che non capisce l’amore

Sta girando ovunque: la foto di Pretty Woman, lei bellissima, lui impeccabile. E sotto, la frase:

“Definita da tutte le donne come una travolgente storia d’amore. È solo la storia di uno che va a troie.”

E io, lo confesso, ci ho riso mezzo secondo. Poi mi è venuto quel silenzio che conosci bene, quello che arriva quando realizzi che dietro la battuta c’è qualcosa di più marcio del previsto.

Perché, attenzione: non è una presa in giro di lei. È una presa in giro di lui.
Di un uomo che, nell’immaginario collettivo, perde automaticamente credibilità, virilità e dignità solo perché si innamora di una prostituta.

E allora eccolo il vero cortocircuito: in questa società, “uno che va a troie” va bene, finché ci va per pagarle. Ma se osa rispettarle, amarle, vederle come persone… diventa lo scemo del villaggio.
L’uomo che “ha perso la testa per una poco di buono”.

È incredibile quanto poco sia cambiato.
Perché sì, è il 2025, ma la logica resta la stessa: la donna che vende il proprio corpo è “sporca”, ma l’uomo che lo compra resta “uno che si toglie uno sfizio”.
E se poi quel corpo diventa persona, se quella donna diventa qualcuno da amare, allora l’intero sistema va in tilt.

Ma davvero, mi chiedo: e se anche fosse “una che fa il mestiere più antico del mondo”? Non ha forse diritto pure lei a un colpo di fortuna, a un amore, a una vita diversa?
Cosa ne sappiamo noi della sua storia, di cosa l’ha portata lì, di quanta forza ci voglia per sopravvivere ogni giorno in un mondo che la giudica prima ancora di ascoltarla?

E se lui, invece, non fosse un idiota ma semplicemente un uomo che ha visto oltre?
Oltre la morale facile, oltre il pregiudizio, oltre la paura di essere diverso dagli altri.

Perché il punto è questo: in questa società, amare una donna libera spaventa più di possederla.
E forse è per questo che i meme fanno così ridere. Perché toccano qualcosa che, in fondo, continua a far paura: un uomo che non deve sentirsi potente per sentirsi uomo, e una donna che non deve farsi perdonare per esistere.

E allora sì, ridiamoci pure sopra. Ma ridiamo sapendo di cosa stiamo ridendo davvero.
Perché non è la storia di “uno che va a troie”.
È la storia di uno che, per una volta, ha smesso di comprare e ha cominciato a vedere.

E quella, perdonatemi, è una delle storie d’amore più rivoluzionarie che ci siano.

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