
🎨 Paolo Conte. Original: quando il jazz si fa pennello (e malinconia su carta)
C’è qualcosa di irresistibile nel vedere un artista che, invece di accontentarsi di brillare in un campo, decide di sconfinare e di farlo con la stessa grazia con cui altri inciampano in un tappeto.
Dal 5 novembre, al Palazzo Mazzetti di Asti, apre una mostra che non poteva che chiamarsi così: Paolo Conte. Original. Perché sì, l’aggettivo “originale” è fin troppo abusato, ma nel suo caso torna finalmente a casa, vestito bene, con la cravatta storta e un sax che suona da solo in un angolo.
La mostra è la prima grande retrospettiva dedicata non al Paolo Conte che tutti abbiamo in testa (quello della voce sabbiosa e dei versi che sanno di whisky e malinconia) ma al Paolo Conte pittore, disegnatore, osservatore di mondi.
Un Conte che, prima ancora di comporre, disegnava. Che prima di cantare, aveva già imparato a guardare.
143 lavori, 70 anni e un’anima jazz
Nel percorso espositivo (curato da Manuela Furnari e accompagnato dallo stesso Conte, perché non poteva che essere lui a scegliere l’ordine delle emozioni), si incontrano 143 opere su carta. Settant’anni di visioni, di appunti visivi, di mondi fissati con tempera, inchiostro o carboncino.
Ci sono i suoi personaggi, eleganti e un po’ sbilenchi, che sembrano usciti da un film francese anni ’50 con la musica che profuma di pioggia. C’è Higginbotham (1957), dedicata a uno dei pionieri del jazz, e poi c’è Razmataz, la sua opera multiforme scritta, disegnata e musicata, che racconta la Parigi degli anni ’20 come solo un poeta nato a pochi chilometri da Asti poteva fare.
È tutto un mondo di fumo, ironia e malinconia elegante, come nelle sue canzoni, ma tradotto in tratto, in colore, in linea che scivola invece di suonare.
Lo sguardo di un Maestro (che non chiede permesso)
Il bello di questa mostra è che Conte non si giustifica mai. Non spiega, non si piega, non cerca il consenso. Ti lascia entrare nel suo universo e, come lui stesso dice, “lascia al pubblico la possibilità di immaginare con libertà massima”.
Una frase che è quasi un manifesto contro la sovrainterpretazione di tutto ciò che è bello.
Nel percorso ci sono anche opere su cartoncino nero, omaggi delicati e ironici alla musica classica e al jazz, alle muse letterarie e alle note che diventano silhouette. Tutto scorre con la naturalezza di chi non ha bisogno di piacere: gli basta essere autentico.
Perché andarci
Perché è un’occasione rara di vedere il lato più intimo e visivo di un artista che ha fatto della discrezione la sua forma più alta di stile.
E poi perché, diciamolo: ogni tanto serve ricordarsi che originale non significa strano, ma fedele a se stessi. E in tempi in cui tutti gridano per essere notati, Conte resta lì, a disegnare silenziosamente il rumore del mondo.
🖼️ Mostra: Paolo Conte. Original
📍 Palazzo Mazzetti, Asti
📅 Dal 5 novembre 2025
🎟️ Con il contributo del Ministero della Cultura, Fondazione Asti Musei, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e la collaborazione di Arthemisia
💬 A cura di: Manuela Furnari
💡 Consiglio personale: entrate senza fretta. Guardate le opere come ascoltereste Via con me: canticchiando dentro.
