
Non so esattamente quando sia successo, ma a un certo punto abbiamo iniziato ad aver bisogno che qualcuno ci spiegasse anche come fare la valigia.
C’è chi fa la “checklist definitiva”, chi il “kit minimalista per viaggiare leggeri”, chi il “bagaglio perfetto in 5 step”.
E sotto, i commenti: “Grazie, mi serviva proprio!”.
Davvero? Ti serviva davvero che qualcuno ti ricordasse di portare le mutande?
E io lì, ogni volta, resto basita.
Perché mi chiedo: ma sul serio non lo sappiamo più da soli cosa ci serve per partire?
Abbiamo davvero bisogno di un’influencer che ci dica di non dimenticare lo spazzolino?
Siamo arrivati al punto di delegare pure la memoria e il buon senso ai reel da 30 secondi con musica di sottofondo e font pastello?
La cosa curiosa è che queste liste si spacciano per utili, ma sono soprattutto contenuti da condividere.
Non servono a ricordarti cosa portare, servono a ricordarti che anche tu vuoi sembrare pronto.
Pronto a partire, pronto a vivere, pronto a farti fotografare mentre chiudi la zip con la soddisfazione di chi “ha tutto sotto controllo”.
Solo che, spesso, non è vero: abbiamo la valigia piena, ma la testa vuota.
E così l’atto più banale del mondo (mettere due cose in borsa) è diventato l’ennesima occasione per consumare contenuti.
Come se la vita, senza un consiglio esterno, non fosse più praticabile.
Io continuo a pensare che se hai bisogno di una lista per ricordarti il dentifricio, forse il problema non è la valigia.
Forse è che abbiamo disimparato a pensare da soli.

Aggiungo che la lista delle cose da portare varia da persona a persona. Ad esempio, io senza libri e senza determinati medicinali non parto, un altro può fare benissimo a meno di entrambe le cose.
"Mi piace""Mi piace"
Sicuramente
"Mi piace""Mi piace"
Ti ringrazio per aver ricominciato a rispondere ai miei commenti: lo apprezzo molto.
"Mi piace""Mi piace"
Non è un “non voler rispondere” ma un gran caos negli ultimi mesi
"Mi piace""Mi piace"