
Lo ammetto: ho una lista infinita di posti dove vorrei andare. Una lista che cresce a vista d’occhio e che, per motivi misteriosi (o forse logistici), non si accorcia mai. In cima, da anni, c’è Júzcar, il famigerato villaggio blu dell’Andalusia.
Sì, blu. Non bianco come tutti gli altri pueblos blancos, ma blu come i Puffi. E già qui, capisci perché la cosa mi intriga: passeggiare per un borgo che sembra un enorme set cinematografico a cielo aperto non capita tutti i giorni.
La leggenda narra che nel 2011 Sony decise di pitturare tutto di blu per promuovere il film dei Puffi. Una mossa di marketing temporanea, doveva essere. Ma gli abitanti, evidentemente più furbi di me quando devo scegliere cosa ordinare al ristorante, hanno detto: “Sai che c’è? Tenetelo blu. Tanto ci sta bene.”
E così Júzcar è rimasto unico al mondo.
Io lo sogno da anni. Mi vedo già lì, tra viuzze tortuose e casette blu Instagram-friendly (e ovviamente con la macchina fotografica pronta, perché foto storte e con il dito davanti all’obiettivo non fanno proprio per me 😉). Poi c’è la natura: sentieri, boschi, castagni… e io che fingo di essere un’escursionista professionista quando in realtà dopo 20 minuti già cerco il bar più vicino.
Ma il bello è che Júzcar non è solo “il villaggio Puffo”. È anche storia, tradizioni, funghi (giuro: c’è un museo micologico!), e, ovviamente, buon cibo. Io mi ci vedo già: una mano con la forchetta, l’altra con un bicchiere di vino locale, e in mezzo un panorama che ti fa pensare “perché non sono venuta prima?”.
Insomma, Júzcar mi chiama da anni. Prima o poi rispondo. Speriamo solo non lo faccia la mia suoneria dei Puffi, altrimenti lì sì che diventa imbarazzante. 😜
