La DC è tornata? Boh!

Sono andata a vedere il nuovo film di Superman con l’entusiasmo di chi è cresciuta a pane e DC. Io sono una di quelle che ha amato Batman quando ancora nessuno sapeva chi fosse Tony Stark, una di quelle che, prima di scoprire il fascino dell’universo Marvel, aveva già i fumetti della DC Comics sparsi in camera. E invece mi sono ritrovata davanti a due ore di imbarazzo colossale.

La fotografia è così piatta che in confronto i filtri di Instagram sembrano roba da premio Oscar. Gli effetti speciali? Non bastano luci e fumo a coprire l’assenza di stile: certe scene sembravano tirate fuori da un videogioco deibtempi che furono, con la CGI che gridava pietà a ogni inquadratura.

Personaggi non pervenuti. C’era Superman, certo. E meno male, perché almeno lui (o meglio, David Corenswet che lo interpreta) riesce a reggere la baracca. Carisma, presenza, il fisico giusto per incarnare l’eroe per eccellenza. Ma intorno a lui? Il vuoto cosmico. Personaggi piatti, scritti con la stessa passione di una lista della spesa, incapaci di lasciare il minimo ricordo.

Momento surreale: Lex Luthor e le sue “scimmie” digitali. Letteralmente trasformare gli hater dei social in parte integrante della trama. Ora, apprezzo l’attualità, ma sembrava più una parodia che un colpo di genio. Giuro che a tratti mi aspettavo un cameo di TikTok a spiegare le mosse finali.

La DC è tornata? Ma siete seri?
No, cari miei. Questo non è un ritorno, è un déjà-vu confuso e mal riuscito. È un tentativo disperato di infilarsi nella scia Marvel copiando a destra e a manca, ma senza ritmo, senza autoironia, senza quella scintilla che ti fa uscire dal cinema con gli occhi brillanti.

Ogni dieci minuti spuntava un buco di trama. Situazioni che nascono dal nulla, scelte dei personaggi mai spiegate, logiche narrative saltate come se fossero optional. E non nel senso di “ti faccio pensare e collegare i pezzi”, ma nel senso di “scriviamo e vediamo come va”.

E poi la ciliegina: il copia-incolla da Marvel. Dialoghi, dinamiche di gruppo, persino l’idea di certi momenti epici sembrano presi paro paro, ma senza la capacità di far ridere, emozionare o sorprendere. Una brutta copia, e nulla più.

L’unica luce in fondo al tunnel…

Ribadisco: David Corenswet è l’unico motivo per non chiedere il rimborso del biglietto. Bravo, convincente, capace di dare dignità al personaggio anche quando tutto intorno crollava. Ma un uomo solo non basta a salvare un film che affonda da ogni lato.


Sono entrata al cinema come fan storica della DC, con la speranza di rivedere un Superman che potesse ridarmi orgoglio. Sono uscita con lo stesso sguardo che ho quando scopro che la mia pizza preferita non è disponibile: delusa, arrabbiata e con la voglia di cambiare pizzeria.

La DC è tornata? Sì, ma in versione parodia. E io, da fan della prima ora, non posso che dire: potevate lasciarlo dov’era.

5 pensieri riguardo “La DC è tornata? Boh!

  1. Leggo fumetti di supereroi da 30 anni esatti. Talvolta mi capita di concentrarmi anche su altre forme d’arte (libri, film, musica eccetera), ma oggi come nel 1995 non c’è nulla che io preferisca fare nel tempo libero rispetto al leggere fumetti. E come dissi quando commentai il tuo post sui Thunderbolts, proprio Superman è il mio supereroe preferito (insieme a Batman).
    Alla luce di questo, puoi immaginarti con quanto entusiasmo aspettavo il film a lui dedicato. Ebbene, anch’io come te sono rimasto molto deluso. Mi ha fatto una cattiva impressione fin dall’inizio, quando vediamo Superman ferito in mezzo alla neve e non ci viene spiegato in maniera chiara come sia finito lì: sono consapevole che da Pulp Fiction in poi ha preso piede la moda di incasinare la linea temporale raccontando i fatti in ordine non cronologico, ma gli sceneggiatori non hanno ancora capito che se a scrivere una storia in questo modo è un genio come Tarantino viene fuori un capolavoro, se invece ci prova uno meno geniale di lui il risultato è un guazzabuglio senza capo né coda.
    Ma la scena che più di tutte mi ha fatto storcere il naso (al punto da farmi uscire dalla sala dopo mezz’ora) è quella del litigio tra Clark e Lois, per 3 motivi:
    – è una scena che delude lo spettatore, perché parte in maniera romantica e poi finisce a schifìo;
    – è una scena non rispettosa della storia dei personaggi, perché Clark e Lois non litigano MAI, e le rarissime volte in cui capita non succede certo per i futili motivi che si vedono nel film;
    – il litigio si protrae troppo a lungo: questo significa che lo sceneggiatore non conosce l’ABC del cinema, perché è risaputo che gli spettatori si sentono a disagio vedendo 2 persone litigare (anche se per finta), quindi le scene di questo tipo vanno fatte durare il meno possibile.
    Riguardo all’ultima motivazione, capii che Carlo Verdone aveva perso il suo tocco magico proprio quando i suoi film smisero di far ridere, in quanto le scene comiche avevano lasciato spazio a delle scene in cui lui e gli altri attori si urlavano in faccia anche per minuti interi. E quando il litigio finiva non è che arrivava una scena leggera per stemperare, ma partiva un altro litigio con altri personaggi. Ma sto divagando, quindi chiudo qui il mio commento.

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    1. Esatto 👏👏👏 non è tanto l’idea di “rivisitare” Superman che stona, ma il modo in cui è stata eseguita.
      Anch’io, come te, non ho nulla contro le linee temporali spezzettate o le reinterpretazioni dei personaggi… purché abbiano un senso. Qui invece sembra quasi che abbiano messo in scena i cliché “da manuale” senza preoccuparsi di rispettare la logica interna né l’eredità del personaggio.
      Sul litigio con Lois poi, concordo al 100%: non è questione di volerli vedere sempre zuccherosi, ma di coerenza narrativa. Se mi mostri Superman che discute come un adolescente al primo appuntamento, mi stai togliendo tutto. E in un film che dovrebbe puntare tutto sul cuore del personaggio, è un autogol clamoroso.
      Alla fine, quello che rimane non è il coraggio di aver osato, ma la sensazione di un pasticcio confuso e urlato, proprio come dici tu.

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      1. Il precedente film di James Gunn (ovvero il terzo capitolo dei Guardiani della Galassia) aveva incassato 845 milioni di dollari. Era legittimo aspettarsi che tutti i fan di James Gunn si sarebbero precipitati in sala, a loro si sarebbero aggiunti anche quelli che non amano il regista ma sono fan di Superman, e quindi il film avrebbe raggiunto in scioltezza il miliardo di incasso. E invece a un mese dall’uscita non ha incassato neanche 600 milioni di dollari. Alla luce di questi dati è legittimo dire che questo film è stato un flop anche economico, non solo artistico. Tuttavia, io e te siamo tra i pochi ad averne parlato male: se fai un giro sul web scoprirai che nessuno parla degli scarsi incassi del film, e quasi tutti lo elogiano dal punto di vista artistico. Se Superman è stato un fallimento su tutta la linea, perché tutti stanno stendendo un velo pietoso sul flop di questo film? A mio giudizio ci sono 2 motivazioni:
        – Con la trilogia dei Guardiani della Galassia James Gunn si è costruito uno zoccolo duro di fan molto affezionati, che parlano bene di lui anche quando fa una schifezza (esattamente come il Tarantino che lui ha cercato di emulare);
        – Dopo Avengers: Endgame quasi tutti i cinecomics hanno fatto flop, quindi c’è la sensazione che Superman sia una sorta di “ultima chiamata” per i cinecomics: se non sfonda neanche un film con un supereroe di serie A diretto da un regista amatissimo, allora non c’è più speranza. Per questo secondo me tanti giornalisti e tante persone comuni hanno odiato Superman, ma si sono tappati il naso e gli hanno rivolto delle belle parole che non pensavano davvero, in un ultimo disperato tentativo di tenere in vita un genere che ormai non si fila più nessuno.
        Le mie ipotesi ti convincono?

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      2. Concordo in pieno. Il film è un flop sia artistico che economico, ma tra fan ultra-fedeli di Gunn e la paura di “lasciare morire i cinecomics”, tutti si limitano a elogi di facciata. Alla fine, il velo pietoso copre un fallimento evidente.

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