Te piace ‘o presepe? Perché amo Natale in casa Cupiello

“Te piace ‘o presepe?”

Questa domanda, da sola, per me vale più di mille luci, cene, regali, abeti.

Perché non è una domanda. È un varco. È un piccolo terremoto. È Eduardo che ti guarda dritto negli occhi, senza giudicare, ma sapendo già la risposta.

E io ogni volta vorrei dire sì, che mi piace. Che mi piace davvero. Ma poi ci penso. E capisco che il presepe non è una cosa da piacere. Il presepe è una prova.

E Natale in casa Cupiello… è una di quelle cose che amo da sempre. Non ricordo un anno in cui non ci sia stata, dentro di me, questa passione che cresce silenziosa, insieme alle luci, alle risate, ai piatti rotti e ai ricordi di famiglia.

È il mio tuffo nei ricordi. È il mio Natale anche a Ferragosto.

È la voce roca di Luca che s’impasta col brodo.

“Lucariè susete ca son ghi nnov” (chiedo venia per il mio napoletano 😅)… e ti fa già ridere prima ancora che succeda qualcosa.

È quella casa finta e vera, dove tutti si parlano e nessuno si ascolta.

È quel silenzio che arriva improvviso, quando le parole fanno male.

È Napoli che ride per non piangere. E piange, ma con pudore.

Io ci torno ogni anno. Anche fuori stagione. Non per nostalgia (o forse sì) ma perché in quel salotto traballante c’è qualcosa che mi fa sentire a casa, anche quando casa non la sento più.

Non c’è una volta che non mi venga un nodo alla gola.

Non c’è una volta che non pensi: “Ecco. È tutto qui. L’amore, la fatica, le cose non dette, le cose dette male, i piatti rotti, la tombola truccata, il figlio ingrato, la figlia persa, la moglie che non ne può più, e lui, Luca, che costruisce un mondo nel mezzo del disastro. Che ci crede ancora, nonostante tutto.”

E poi c’è quella scena, che ogni volta mi fa sobbalzare:

“Il presepe è una cosa religiosa.”

E tu pensi: ok, chiaro, sacro, bello.

E lui ribatte: “Una cosa religiosa? Con l’enteroclismata dietro?!”

E lì, tra le risate e lo stupore, capisci tutto. L’ironia, la verità, la vita.

Eduardo ha scritto una commedia, ma ha lasciato un testamento. Un testamento di fragilità e speranza.

Ogni anno mi sembra più attuale. Ogni anno ci trovo un nuovo pezzo di me. Di noi.

E poi sì, diciamolo: Natale in casa Cupiello è una bomba emotiva. Ti fa ridere con le lacrime agli occhi.

Ti prende per mano e ti scaraventa dentro l’infanzia, i pranzi lunghissimi, gli adulti che litigano, i nonni che fanno finta di non vedere, la zia che se ne va in cucina a piangere, il presepe che nessuno guarda, ma che deve esserci.

E forse è questo il punto. Che il presepe non è da capire. È da fare. È da vivere.

Io lo so che per molti è solo un vecchio spettacolo in bianco e nero.

Ma per me è una mappa. Un codice. Un rifugio.

Un luogo in cui ritrovarsi, ogni volta che il mondo là fuori fa troppo rumore.

E allora sì, Eduardo.

A me…

…me piace ‘o presepe.

E lo amo, da sempre.

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