Viaggiare da sola (anche in due): l’arte di non perdersi mentre si condivide

Essere soli non significa sempre essere soli.

E sentirsi accompagnati non significa per forza non esserlo.

Mi è capitato di viaggiare con qualcuno e sentirmi invisibile.

Di sedere accanto a una persona su un aereo e avere l’impressione di volare da sola.

Di passeggiare in una città nuova con qualcuno che avevo scelto e non riconoscere me stessa nei nostri silenzi.

E mi è capitato anche il contrario.

Di essere sola, davvero sola (senza voci familiari, senza mani da stringere, senza “che bello, guarda anche tu”) e sentirmi piena.

Di una presenza che non mi chiedeva nulla, non mi giudicava, non doveva approvare.

Di me. Finalmente.

Viaggiare da sola non è un atto eroico, per me.

Non ha nulla a che fare con le imprese o con le storie da raccontare dopo.

È una scelta gentile.

Un modo per ricordarmi chi sono, senza il rumore di fondo delle aspettative altrui.

Un esercizio di ascolto. Una forma di amore.

Un promemoria costante: “non devi per forza spiegarti”.

Viaggiare da sola significa fermarmi quando ho voglia di fermarmi.

Mangiare alle 16 o non mangiare affatto.

Sedermi su una panchina e restarci mezz’ora a guardare le persone passare.

Senza dovermi giustificare, senza dover trattare.

Significa dire “qui sto bene” e non doverlo dimostrare a nessuno.

E anche quando viaggio con qualcuno (con una figlia, con un’amica, con chi amo)

porto con me quella stessa autonomia gentile.

La stessa consapevolezza: posso condividere senza perdermi.

Posso esserci per l’altro senza svuotarmi.

Posso prendermi il mio spazio, anche dentro una stanza d’albergo condivisa.

Anche dentro una relazione.

Non c’è niente di più bello che stare con qualcuno senza rinunciare a se stessi.

E non c’è niente di più difficile, a volte.

Perché siamo stati educati a fonderci, a confonderci, a pensare che l’amore significhi sempre far posto all’altro anche se poi noi restiamo fuori.

Invece no.

L’amore, quello vero, fa spazio.

Anche quando si viaggia. Anche quando si va lontano.

Anche quando ci si guarda e si dice: “Vai, se vuoi andare. Io ti aspetto da me”.

Viaggiare da sola, anche in due, è questo.

Ricordarmi che io esisto.

Che ho bisogno di ritrovarmi ogni tanto, anche se nessuno mi ha persa.

Che posso scegliere.

E che, se mi porto con me, ovunque vada, non sarò mai davvero sola.

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