Cosa resta del silenzio: il coraggio di stare senza rumore

Resta tutto quello che non riusciamo più a sentire.

Il silenzio, oggi, sembra fare paura.

Come se ci togliesse qualcosa. Come se essere zitti volesse dire essere deboli, disinformati, disinteressati.

E invece, forse, è proprio nel silenzio che si capisce cosa ci interessa davvero.

Quando non devi rispondere, quando non devi spiegare, quando nessuno ti guarda.

Un tempo si taceva per rispetto. Perché c’era qualcosa di sacro nell’attesa.

O perché il dolore si portava in punta di voce.

O perché l’amore aveva bisogno di pause, di respiri, di mani che si stringono senza dire niente.

Ora sembriamo tutti condannati a dover dire qualcosa. Subito.

Anche se non lo sentiamo. Anche se non ci riguarda. Anche se non abbiamo ancora capito da che parte stiamo.

Ma io (lo dico senza vergogna) nel silenzio ci sto bene.

È come tornare a casa.

Mi ci rifugio quando il mondo fa troppo rumore, quando anche i pensieri si accavallano e non distinguo più i miei da quelli degli altri.

Mi ci affaccio nei giorni pieni e in quelli vuoti.

E ogni volta, sento che qualcosa si ricompone.

Il silenzio non è il vuoto.

È un pieno diverso.

È il momento in cui smetti di reagire e inizi ad ascoltare.

E spesso, è proprio lì che trovi le parole giuste.

Quelle che non servono per convincere nessuno.

Solo per dire a te stessa: ci sono ancora.

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