
Ci sono stata diversi anni fa e, giuro, da allora mi è rimasto attaccato addosso come una maglietta troppo stretta: il Parco dei Mostri di Bomarzo non è un semplice giardino. No, è un tuffo in un mondo fatto di pietre giganti che ti fissano con occhi da psicopatici e statue che sembrano uscite da un sogno o un incubo, a seconda del mood.
Oggi Bomarzo è ancora quel posto che non ti aspetti, nascosto in mezzo a un bosco che sembra un film di Tim Burton girato nel Lazio. Il principe Pier Francesco Orsini, stanco di tutte le regole da giardiniere perfettino, si è messo a scolpire mostri, draghi, divinità confuse e figure grottesche per trasformare il dolore (perché sì, questo parco nasce da un lutto) in qualcosa di incredibilmente folle e bello da vedere.
Non è il parco per selfie banali o passeggiate da influencer con il cappello di paglia. È il parco per chi vuole perdersi (letteralmente e metaforicamente) tra scale che non portano da nessuna parte, statue che ti guardano come se sapessero tutti i tuoi segreti, e sentieri che ti fanno domandare: “Ma dove diavolo sono finita?”
Bomarzo ha anche un lato molto green e responsabile: la gestione si sta impegnando a preservare quel bosco selvaggio con iniziative sostenibili e limitazioni di massa, così da non trasformare questo piccolo gioiello in una Disneyland del mostro. Già solo questo merita applausi.
Voglio tornarci perché non è un parco che si “visita” e basta. È un parco che ti entra dentro, ti fa sorridere per la sua assurdità e ti lascia con una voglia matta di scoprire ogni dettaglio, di capire cosa pensava davvero quel principe un po’ pazzo. E magari di tornare a sfidare con lo sguardo quel drago enorme o quella faccia grottesca che, giuro, a volte mi sembra quasi ti stia prendendo in giro.
Se siete stanchi dei soliti posti patinati e volete qualcosa che abbia un po’ di sale (anzi, un intero sacco di sale e pepe) mettete Bomarzo in lista. Fidatevi: vi farà venire voglia di tornare, e di raccontare a tutti che avete camminato in un sogno rinascimentale a metà strada tra l’arte e l’incubo.
