
Il Luneur lo frequentavo quando vivevo a Roma.
Mi ricordo le sere d’estate, calde e lente, passate seduta sotto l’iconico castello con il gufo gigante, a chiacchierare con il mio compagno dell’epoca.
Parlavamo di futuro, senza sapere davvero cosa ci aspettava.
Quel castello era un po’ come noi: strano, luminoso, fuori dal tempo.
Poi il parco ha chiuso, è stato rimesso a nuovo, e io, sbagliando, ho pensato fosse diventato un posto solo per bambini piccoli.
L’ho tenuto a distanza, come si fa con certi ricordi che credi non ti appartengano più.
Fino all’altra sera.
Eravamo a Roma con amici, passeggiando al Laghetto dell’EUR alla ricerca di un posto dove cenare.
E mi è tornato in mente: “Qui vicino c’è il Luneur Park. Al Luna Village c’è musica dal vivo e cibo… Perché non andiamo lì?”
Ci siamo ritrovati a parcheggiare proprio accanto, comodamente, tra i giochi di luci e i profumi delle pizzerie.
I ragazzi sono andati al McDonald’s lì accanto (perché a diciott’anni va bene così)
e noi quattro siamo entrati nel Luna Village, all’interno del Luneur Park.
E lì mi sono dovuta ricredere.
Un parco coloratissimo, vivo, accogliente.
Non solo per bambini: per chiunque voglia sentirsi leggero.
Giostre vintage, ruote panoramiche, viali illuminati da luci soffuse.
Un’atmosfera sospesa tra sogno e memoria.
Abbiamo cenato su un terrazzino, con un jazz trio che suonava live sotto le stelle.
Il personale sorridente, il cibo buono davvero (di quello che non ti aspetti in un parco divertimenti) e un’energia che sembrava cucita addosso alla serata.
I ragazzi poi ci hanno raggiunto. E sì, anche loro sono saliti su qualche giostra.
Roma ci ha regalato l’ennesimo angolo nascosto, o forse solo dimenticato.
Il Luneur è tornato nella mia mappa.
E anche nella mia memoria, questa volta, con un nuovo colore.
