
Visione entra in studio attraversando la porta. No, non l’apre: la attraversa. Il tatto non è mai stato il suo punto forte.
Occhi da Baudelaire in versione codice binario, tono monocorde, e quel modo inquietante di sapere tutto… tranne come si sta.
Ha letto Jung, Kant, tutto Wikipedia (versione inglese e aggiornata al 5 minuti fa), ma alla domanda “Come ti senti?”… crasha.
Riprogrammare? Riavviare? No: respira (ah no, aspetta).
Curriculum sentimentale:
✔ Creato da Tony Stark
✔ Potenziato con una Gemma dell’Infinito
✔ Morto due volte (che ormai è come prendere un caffè, per un Avenger)
✔ Amore complicato con una strega rossa che piega la realtà come origami
Diagnosi: esistenzialismo sintetico acuto con identità liquida (fatta di dati, e pure in cloud).
Ama Wanda, ma non sa cosa voglia dire amare. Sa volare, ma inciampa nell’empatia.
Cura:
Laboratori teatrali di improvvisazione emozionale (con Lacan come spettatore silenzioso)
Una gita interstellare con Data di Star Trek
E una seduta in cui, per una volta, non viene smontato pezzo per pezzo “per il bene dell’universo”
Alla fine Visione piange una lacrima di codice. Ma solo dopo aver chiesto se il dolore è un bug o una funzione.
