Tutto ciò che stai vivendo ora non tornerà più: come sopravvivere alla vita senza tasto replay

C’è una frase che gira su Pinterest, scritta su sfondi rosa cipria o tramonti falsati da dieci filtri:

“Vivi ogni momento come se fosse l’ultimo.”
Che, detta così, sembra poetica. Ma se la prendi sul serio, finisci a fare testamento ogni volta che esci per buttare la spazzatura.

La realtà è un po’ meno glamour e un po’ più… tragicomicamente umana.
Perché sì, tutto quello che stai vivendo adesso non si ripeterà.
E se da un lato questo suona come un monito spirituale, dall’altro è anche un promemoria brutale che:

la tua pelle non tornerà tonica come nel 2004

tua figlia non rifarà il primo giorno di maturità

e quella serata in cui ti sei sentita di nuovo viva? Ecco, è passata. Archivio. Grazie per aver partecipato.

Però non è solo nostalgia da barattolo o filosofia da copertina di agenda 2015.
È che la vita è una collezione disordinata di prime volte, e nessuno ti ha spiegato bene come si fa.
Hai ricevuto forse un manuale d’istruzioni? No. Ti sei ritrovata a vivere cose enormi (tipo partorire, innamorarti, scegliere il piano tariffario giusto) col livello di preparazione emotiva di uno che si è iscritto per sbaglio a un corso di pilates acrobatico.

E mentre tu cerchi il tasto replay, la vita ti dà il tasto shuffle.
Ogni giorno un mood diverso, un livello nuovo da sbloccare, una nuova sfida esistenziale tipo: “oggi riuscirai a non piangere ascoltando una canzone del 2002?”.

Il presente, questo benedetto qui-e-ora, è spesso un disastro truccato da occasione.
Un attimo prima sei nel flow. Un attimo dopo sei nel panico.
Ti ripeti che devi godertelo, mentre contemporaneamente:

pensi al futuro,

rimugini sul passato,

e controlli se hai ancora le patatine nella credenza (spoiler: no, li hai mangiati ieri sera in stato semi-cosciente).


E allora? Allora niente.
Forse il senso è proprio questo: non capire un cazzo ma esserci lo stesso.
Con la faccia stravolta e le emozioni sottovuoto, ma esserci.
Con la consapevolezza che ogni “prima volta” non tornerà più… ma magari diventerà un ricordo da ridere, o una cosa da raccontare al prossimo giro.

Oppure no.
Oppure sarà solo un’altra giornata da barrare sul calendario.
Ma anche quelle, dopotutto, servono.

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