
Mercoledì 2 luglio sono usciti gli ultimi episodi di Ironheart su Disney+ e, come avevo ampiamente previsto nel mio post entusiasta sui primi tre episodi, è arrivata la grande, solenne… delusione.
Sapevo che c’era qualcosa che non tornava. Quando un prodotto Marvel ti piace subito, ormai è un brutto segno. È come un dolce buonissimo al primo morso che poi ti lascia in bocca il retrogusto di lievito chimico e crisi d’identità.
Ma partiamo con ordine: all’inizio sembrava pure promettente
I primi episodi li avevo trovati interessanti, davvero. Riri Williams sembrava una protagonista con qualcosa da dire, le dinamiche erano fresche, si intravedevano persino dei temi! Tecnologia, eredità, trauma, identità… wow! Mi illudevo già di trovarmi davanti alla prossima Ms. Marvel, versione più tosta e meno “TikTok”.
Poi, come spesso accade, la Marvel ha fatto la Marvel: ha messo troppa carne al fuoco, dimenticando che per cucinare qualcosa di buono serve un’idea chiara e una storia, possibilmente una sola. Non sette sottotrame, 12 personaggi secondari e un villain comparso a caso dopo una meditazione con la nonna.
Seconda metà della stagione: il disastro annunciato
Da metà serie in poi, Ironheart diventa un pasticcio narrativo. Un frullato di fantasy, techno-magia, problemi di identità, IA e roba mistica che manco Doctor Strange sotto acido. Nessuna direzione, nessuna coerenza. Riri passa da “mente geniale” a “ragazza che reagisce a caso agli eventi”, come se la sua evoluzione fosse scritta da ChatGPT senza prompt.
Tutto perde peso. I conflitti spariscono. Le relazioni non crescono. C’è più empatia in un tutorial di Arduino che nei dialoghi finali della serie.
Il momento “non tutto è perduto”: Mephisto
Lo so, non ci speravamo più. Mephisto esiste davvero.
Sì, dopo WandaVision, dopo mille meme, teorie, speculazioni, fotogrammi ingranditi con contrasto al massimo… eccolo. Carne, ossa e CGI.
E sapete una cosa? È l’unico personaggio che si salva. Carismatico, un po’ inquietante, con quella faccia da “so esattamente cosa sto facendo mentre tutti gli altri stanno improvvisando”. Finalmente un personaggio con peso.
Peccato solo che abbiano deciso di farlo debuttare in questa serie. È come invitare Beyoncé al karaoke del villaggio vacanze.
Quindi… buttiamo tutto? No, anzi: tocca guardarla
Eh sì. Perché, nonostante tutto, Ironheart è collegata direttamente ai prossimi film del MCU. Quindi se volete capirci qualcosa nei prossimi due anni, dovete passarci attraverso. Tipo vaccino, ma con più CGI.
In conclusione Ironheart doveva essere la serie che rilanciava una nuova generazione di eroine. Invece si è persa in mezzo a una sceneggiatura confusa, una regia senza guizzi e una protagonista che meritava molto di più.
Il cuore, forse, c’era. Ma non batteva forte abbastanza.
Detto questo, vi consiglio comunque di vederla. Sì, lo so, è dura. Ma come ogni fan del MCU che si rispetti, abbiamo accettato di firmare un contratto morale: guardare tutto, anche quando è una fatica. Perché magari tra due film ci sarà una scena post-credit in cui qualcuno dice:
“Come nel patto di Riri con Mephisto…”
…e voi non volete essere quelli che devono googlare “Riri patto Mephisto riassunto”.
No?
I miei momenti “WTF?!” preferiti (ovvero: ma che ho appena visto?)
Il villain principale… ah no, aspetta, chi è il villain? Cambiano idea a ogni episodio… e poi arriva Mephisto, che guarda tutti dall’alto come dire: “Ma siete seri?”
L’armatura nuova di Riri: brutta è dire poco
No dai, ma davvero. L’upgrade finale sembra un cosplay low-cost ordinato su Temu alle 3 di notte. E pensare che era partita con un’armatura fatta in garage che sembrava più figa!
Il patto con Mephisto: 3 minuti scarsi di scena, ma 10 anni di conseguenze?
Lei firma (più o meno) un patto col Diavolo e poi torna al college tranquilla. Girl, cosa hai appena fatto?! Lì ho capito che stanno proprio preparando qualcosa… e mi sono pure un po’ gasata. Dannati.
