
Era da un po’ che lo puntavo. Lui, lì, tutto bianco e arrogante, con quel titolo che ti fissa come uno che sa esattamente cosa vuole dalla vita – e soprattutto cosa NON vuole.
“La sottile arte di fare quello che ca**o ti pare”, di Mark Manson.
Un titolo che sembra una bestemmia zen, un mantra postmoderno, una scrollata di spalle filosofica.
E io? Io nicchiavo. Lo guardavo, passavo, lo evitavo come si evita l’amico troppo onesto che ti dice le cose in faccia quando preferiresti un giretto di parole e un po’ di zucchero a velo.
Poi un giorno – quel giorno – ero da Feltrinelli. Sapete quei momenti in cui ti senti perfettamente in sincrono con l’universo, tipo che il caffè non ti ha dato acidità e Spotify ha beccato la playlist giusta? Ecco.
Ero nel mood.
Il mood giusto per dire “ma vaffanculo alle cagate”.
E lui, il libro, era lì. Che mi aspettava, come uno che sa che prima o poi ti stanchi di far finta che vada tutto bene.
L’ho preso.
Comprato.
Come si adotta un cane bastardo ma simpatico.
Come si abbraccia una verità scomoda ma liberatoria.
E adesso sto leggendo. E sì, è esattamente quello che mi serviva: una secchiata d’acqua gelida su certi pensieri rammolliti e un invito elegante (si fa per dire) a smettere di dare valore alle stronzate.
Insomma, ve lo consiglio.
Ma solo quando siete nel mood.
Che tanto arriva, prima o poi. E quando arriva, non fate finta di niente.
