
Ci sono giorni in cui ti svegli e pensi: “Oggi parlo. Oggi dico tutto quello che sento”.
Poi vai a fare colazione, leggi un messaggio su WhatsApp e ti passa.
Però, dentro, lo sai.
Sai che il tempo corre, le occasioni non bussano due volte e che, forse, quel ti voglio bene andava detto prima che l’altra persona iniziasse a parlare solo per meme.
E allora ti fai coraggio.
Scrivi. Parli. Ti esponi come nemmeno ai tempi dell’orale di maturità.
E che succede?
Succede che non ti capiscono.
Succede che pensano tu sia melodrammatica, troppo intensa, “suscettibile”.
Succede che ti rispondono con un cuoricino.
Un. Cuoricino.
Che è il nuovo modo passivo-aggressivo per dire: “Non so gestire i sentimenti, ma ecco un emoji, arrangiati”.
Io ci provo, eh.
Chiedo scusa.
Dico “ti voglio bene”.
Perdono pure.
Faccio tutte le cose spiritualmente elevate che ti dicono di fare nei reel motivazionali con la musica pianoforte in sottofondo.
Ma alla fine mi sento come se avessi fatto uno spettacolo in un teatro vuoto. Con le luci accese. E il pubblico distratto dal telefono.
Perché la verità è che quando ci metti il cuore, spesso ti ritrovi a parlare una lingua che nessuno ha voglia di tradurre.
E allora, lo dico:
Non rimandate.
Non aspettate il “momento giusto”.
Il momento giusto è adesso.
Adesso che siete ancora vivi, ancora in grado di abbracciare qualcuno senza finire travolti dal cinismo.
Adesso che potete mandare un messaggio vero, e non solo una GIF.
Adesso che c’è ancora tempo per dire: mi manchi, ti voglio nella mia vita, scusami per l’ultima battuta, era una mezza battuta e mezza verità ma comunque non era il momento.
La vita è un battito fragile.
E ogni giorno è un’occasione per vivere con un po’ più di coraggio, e un po’ meno filtri.
Che poi magari non ti capiranno lo stesso…
ma almeno non avrai il rimpianto di non averci provato.
E male che vada, puoi sempre dare la colpa a Mercurio retrogrado. Funziona sempre.
